Sollievo per chi torna al lavoro Una manovra di 25 miliardi nuovi licenziamenti

Sollievo per chi torna al lavoro Una manovra di 25 miliardi nuovi licenziamenti

Un altro manovra. Il terzo di quest’anno. Ancora una volta per affrontare le conseguenze economiche della pandemia. Per finanziarlo, il governo ha dato il via libera ieri sera disavanzo. Un’ulteriore deviazione di equilibrio da € 25 miliardi che hanno portato il conto totale del debito necessario per finanziare le misure di emergenza a € 100 miliardi. Il livello che, all’inizio della pandemia, la vice ministro dell’economia Laura Castelli, aveva indicato come obiettivo per l’anno.

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Lavoro, in fase di studio per oltre 20 miliardi di manovre per Cig e incentivi
Fondo di recupero, quanti soldi avrà davvero l’Italia? Ecco costi, condizioni e tempi

manovra

Questa volta, tuttavia, il governo è stato in grado di approvare il nuovo deficit più leggero, sostenuto dall’approvazione del Fondo di recupero Europeo che porterà oltre 200 miliardi nelle casse italiane, 82 delle quali non rimborsabili. Il 10% di queste risorse, circa 20 miliardi, può essere utilizzato già quest’anno, per tutte le misure adottate da febbraio in poi. Ciò significa che il denaro europeo può essere utilizzato per ridurre il disavanzo coprendo le spese già sostenute, come eco-bonus o incentivi per le auto elettriche.

Ma a cosa serviranno i 25 miliardi della nuova differenza? Per molte cose, in particolare per allungare e modificare parzialmente, alcune delle misure di emergenza già in vigore. A partire dal licenziamento legato a Covid. Finora sono state finanziate 18 settimane. L’allungamento dovrebbe essere di altre 18 settimane per raggiungere la fine dell’anno e sarà concesso solo alle aziende che hanno registrato un calo del fatturato di almeno il 20% e hanno già terminato le precedenti 18 settimane. Ma ci sarà qualcosa di nuovo. Una misura per indurre le imprese a richiamare i lavoratori e riprendere le loro attività. Chi rinuncia ai licenziamenti e ricorda i suoi dipendenti, riceverà una decontribuzione al 100%. Un sollievo dal costo del lavoro alternativo al CIG. Un passo importante per cercare di uscire dall’emergenza, anche perché ieri il ministro dell’Economia Gualtieri ha ricordato che finora sono stati autorizzati 2,1 miliardi di CIG per una spesa di 16,5 miliardi di euro. Misure che sono servite per evitare 1,5 milioni di licenziamenti.

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I CAMBIAMENTI
Non sarà l’unica norma nel menu di manovra di agosto. Collegato alla CIG ci sarà anche un’estensione del blocco dei licenziamenti che scade il 17 agosto. Sarà esteso fino alla fine dell’anno solo per le società che fanno uso del Covid Fund. Quindi ci sarà la possibilità fino alla fine dell’anno di prorogare i contratti a termine senza dover indicare i motivi, una misura su cui spingere e molto il Pd. Nelle riunioni tecniche di ieri sul decreto, si è discusso molto sulla questione della scadenza fiscale del 16 settembre, quella in cui le società dovrebbero pagare le imposte congelate a marzo, aprile e maggio per il blocco. Il vice ministro Castelli ha proposto la cancellazione di parte dei pagamenti, una sorta di amnistia. Ma sono emerse difficoltà tecniche. Diversi contribuenti avrebbero onorato l’appuntamento con le autorità fiscali nonostante la moratoria. Pertanto la cancellazione rischierebbe di punire chi ha pagato l’importo dovuto.

Quindi sarebbe stato deciso di optare per un pagamento in rate di tasse sospese che va ben oltre il 2021 (stiamo parlando di termini molto lunghi, a 5-10 anni) e che copre almeno la metà dell’importo dovuto. Per le casse dello stato sarebbe uno sforzo del valore di 4 miliardi. Sempre nel decreto dovrebbe entrare anche una dotazione di 1,3 miliardi di euro per la scuola. Risorse che servirebbero a garantire un riavvio ordinato del prossimo anno scolastico. L’elenco delle misure da introdurre nella disposizione è, in realtà, costantemente aggiornato. Ci saranno nuovi aiuti per i settori più colpiti dalla crisi, come il turismo e l’auto. Per la prima volta, gli albergatori hanno chiesto che l’eco-bonus del 110% fosse esteso anche alle loro strutture. Ci sarà il rifinanziamento del Fondo centrale di garanzia, che è anche responsabile di prestiti fino a 30 mila euro garantiti dallo stato. Ancora incerta, tuttavia, è l’estensione di altre due scadenze: il blocco dei documenti di accertamento fiscale dell’Agenzia delle entrate che scade il 31 agosto e la moratoria sui prestiti bancari che scade il 30 settembre. Al momento, tuttavia, è difficile ipotizzare un recupero dell’arrivo delle bollette fiscali a settembre (ci sono 6 milioni già pronti per essere notificati solo). Infine, nella misura ci sarà il recupero delle entrate fiscali per Regioni e Comuni, che è crollato a causa del blocco.

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Le tasse
Rate più lunghe
per quelli sospesi

Ci stiamo muovendo verso una rata più lunga per il pagamento delle imposte sospese alle società durante i mesi del blocco (marzo, aprile e maggio). Le tasse dovrebbero essere pagate entro il 16 settembre con la possibilità di una rata in quattro rate con l’ultimo entro dicembre. L’intenzione del governo sarebbe quella di posticipare più della metà delle imposte dovute (4 miliardi su 7 in totale) dopo il 2021 attraverso una rata più lunga (anche a 5 anni). Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di una cancellazione di una parte delle tasse rimanenti da pagare in relazione ai mesi di chiusura (proposta dalla Vice Ministro Laura Castelli), ma ci sarebbero problemi tecnici da risolvere.

licenziamenti
Il blocco allungato
alla fine dell’anno

Ci sarà anche un’estensione del blocco dei licenziamenti. È una delle misure più discusse prese durante l’emergenza. L’attuale blocco scade il 17 agosto. Dal giorno successivo, in teoria, le aziende sarebbero libere di rimandare a casa i propri dipendenti. Il decreto di agosto estenderà il divieto di licenziamento collegandolo ai licenziamenti per Covid. Cosa significa? Chiunque chieda l’accesso alla rete di sicurezza sociale che sarà estesa fino alla fine dell’anno, non sarà in grado di licenziare i dipendenti. Il divieto di licenziamento, tuttavia, cadrà definitivamente in alcuni casi: società fallite, quelle che hanno deciso di chiudere e in caso di accordi individuali tra la società e il lavoratore raggiunti con l’assistenza del sindacato.

Aziende
rifinanziamento
del fondo di garanzia

Nel decreto di 25 miliardi di euro che il governo approverà ad agosto, sarà fornito anche un rifinanziamento del Fondo centrale di garanzia, il fondo gestito da Mediocredito Centrale e che viene utilizzato per fornire garanzie pubbliche alle banche per prestiti alle imprese. La misura più nota è il finanziamento fino a 30 mila euro, garantito al 100% dallo stato. Sulla base dell’indagine settimanale della Banca d’Italia, si stima che le richieste di finanziamento ricevute dagli intermediari per l’accesso al Fondo di garanzia per le PMI abbiano continuato a crescere durante la settimana dal 3 al 10 luglio, a 1,04 milioni, per un prestito importo di circa 76 miliardi. In particolare, a partire dal 10 luglio, sono state accolte quasi l’85% delle domande di prestiti interamente garantite dal Fondo.

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enti locali
Contributi in arrivo
ai Comuni e alle Regioni

Il decreto conterrà anche un rinfresco per la mancanza di entrate fiscali nei Comuni e nelle Regioni i cui bilanci sono stati duramente colpiti a causa della chiusura delle attività economiche legate alla pandemia. Per le Regioni, la dotazione di 1,5 miliardi prevista dal decreto di rivitalizzazione verrà aggiunta con la successiva differenza di bilancio di altri 2,8 miliardi, che porterà il contributo straordinario a un totale di 5,3 miliardi. Le regioni con statuto ordinario andranno a 1,7 miliardi (di cui 500 milioni già stanziati dal decreto di rivitalizzazione e ulteriori 1,2 miliardi) e le regioni a statuto speciale e le province autonome 2,6 miliardi (di cui 1 miliardo previsto dal decreto rinnovato). e ulteriori 1,6 miliardi ai sensi dell’accordo). Ci saranno cifre simili per i Comuni.

Ultimo aggiornamento: 01:28


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