Usa 2020, perché si parla tanto del computer di Hunter Biden (e dei suoi affari in Ucraina)? – Corriere.it

A poco più di una settimana dalle elezioni, gli Stati Uniti sono – ancora una volta – divisi a metà. America progressista focalizzata sulla pandemia e sui primi dati positivi provenienti dal voto anticipato; il conservatore ossessionato dal computer Hunter Biden. Quattro anni fa, la scoperta pochi giorni prima delle elezioni delle e-mail di Hillary Clinton sul computer dell’ex membro del Congresso Anthony Weiner, marito del suo stretto consigliere Huma Abedin, poi condannato per reati sessuali – ha contribuito a portare Donald Trump alla Casa Bianca. Questa volta al centro della controversia c’è il business che Hunter, figlio sconsiderato dell’ex vice presidente, si sarebbe portato all’estero, in particolare in Ucraina e Cina, spendendo il nome del padre. un aspirapolvere, ha attaccato Trump durante il secondo dibattito, dopo di che gli articoli su Hunter e il suo socio in affari Tony Bobulinski sono stati di gran lunga i più letti sui social network: anche il doppio del secondo argomento (dichiarazioni di Biden sull’industria petrolifera).

Alla base delle accuse c’è una storia pubblicata a metà ottobre da New York Post, tabloid di proprietà di Rupert Murdoch, che aveva un vecchio computer Apple che Hunter aveva lasciato in un centro di assistenza del Delaware nell’aprile 2019. Il proprietario, John Paul Mac Isaac, avrebbe prima fatto una copia dell’hard disk, poi l’avrebbe consegnata all’FBI che l’ha sequestrata a dicembre 2019 e, infine, a settembre consegnerà i dati a Rudy Giuliani, avvocato e consigliere del presidente, per conto del quale ha a lungo scavato negli affari ucraini del figlio di Biden. Isaac, che è cieco, afferma di non aver riconosciuto immediatamente Hunter, ma di averlo scoperto attraverso un modulo e poi ha deciso di dare il computer all’FBI perché sapeva cosa conteneva e aveva paura per la sua stessa sicurezza. A Giuliani, dice Isaac, l’avrebbe consegnato perché, durante l’impeachment di Trump che ruotava intorno all’Ucraina, nessuno aveva menzionato il computer da Hunter, e non sembrava giusto.

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All’interno dell’hard disk c’erano migliaia di email, oltre a foto e video del giovane Biden che fa sesso con alcune donne e fa uso di droghe, immagini caricate anche su un sito di streaming cinese fondato da Steve Bannon e il miliardario cinese Guo Wengui (a bordo del cui yacht Bannon è stato arrestato in agosto). Solo una delle e-mail sarebbe una prova, secondo il New York Post, della corruzione della famiglia Biden. In effetti, l’articolo sosteneva che, quando era vicepresidente, Joe Biden ha incontrato un consulente della compagnia energetica ucraina Burisma, suo figlio Hunter sedeva nel consiglio di amministrazione: la prova sarebbe un’e-mail che il consigliere, Vadym Pozharskyi, avrebbe inviato a Hunter ringraziandolo per avergli dato la possibilità di incontrare suo padre e di trascorrere del tempo insieme.

Sono accuse che Trump porta avanti da tempo e che hanno anche portato alla sua impeachment, ma che il candidato democratico nega vigorosamente: non ho mai ricevuto un centesimo dall’estero in vita mia, sostiene Biden, ma intanto il mondo conservatore grida scandalo e lo accusa di corruzione. Anche perché, a poche ore dalla pubblicazione del racconto, i principali social network hanno bloccato la diffusione della notizia, lasciando che i repubblicani urlano contro la censura: Facebook ha una condivisione limitata per verificare le accuse, Twitter lo ha bloccato perché l’articolo conteneva email e numeri di telefono personali e quindi violava le norme sulla privacy e sui materiali compromessi.

Se lui New York Post conduce una campagna contro la censura, per all’interno della redazione c’erano diversi dubbi sull’articolo: fonti di New York Times sostengono infatti che lo stesso autore abbia preferito non firmare la vicenda, temendo che la sua credibilità giornalistica ne avrebbe sofferto. Mentre I giornali progressisti cercano di sfatare le accuseNbc lo definisce un nuovo Pizzagate – con un solido controllo dei fatti, suggerendo che dietro di loro potrebbe esserci anche una campagna di disinformazione russa i conservatori continuano a scavare nei documenti di Hunter Biden, pubblicando chat WhatsApp, messaggi, e-mail che sollevano sospetti sulla sua attività all’estero e su come avrebbe usato suo padre per guadagnare denaro.

25 ottobre 2020 (modifica il 25 ottobre 2020 | 13:40)

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Barbara Matro

Barbara Matro

Linguista esperto e professionista della comunicazione con esperienza pluriennale lavorando su progetti di copywriting, transcreation, implementazione creativa e localizzazione per una vasta gamma di clienti e agenzie globali. Pensatore creativo, creativo e comprovata esperienza di lavoro sotto pressione con scadenze strette per soddisfare le aspettative del cliente e superarle. Spinto dallo spirito imprenditoriale, dallo scopo e dalla mentalità creativa per anticipare le esigenze del cliente e elaborare strategie personalizzate.

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