Problemi con le mappe elettorali americane

Nelle prime ore delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, attualmente ancora in corso, una mappa elettorale molto diversa da quella che siamo abituati a vedere circolare. Da circa trent’anni, la stragrande maggioranza delle mappe utilizzate da giornali, libri e televisione mostra un’enorme distesa di rosso nella zona centrale, che indica gli stati dove i repubblicani hanno ottenuto il maggior numero di voti, mentre l’azzurro dei democratici punteggia alcune zone. periferiche e colora una parte delle coste. L’impressione, insomma, è che la stragrande maggioranza del Paese voti repubblicani mentre i democratici sono confinati sulle coste, e comunque più marginali.

La mappa elettorale dei risultati finali delle presidenziali 2016: in rosso gli stati che hanno votato per Donald Trump, in blu quelli vinti da Hillary Clinton

Sebbene una tale visione sia giustificata soprattutto dalla legge elettorale americana – in base alla quale il candidato che ottiene anche solo un voto in più in uno stato ottiene tutti i suoi “grandi elettori”, che poi eleggono il presidente – le distorsioni di tale mappa sono evidenti. Innanzitutto tendono a sovrastimare il consenso dei repubblicani, dato che a meno di risultati elettorali eclatanti, la mappa elettorale sarà sempre un po ‘più rossa che blu: gli stati più grandi sono infatti anche quelli in cui si concentrano le aree rurali, tradizionalmente molto conservatore. (sappiamo anche che il nostro cervello percepisce come più ampio oggetti colorati in toni intensi come il rosso).

Ma la capacità di uno stato di influenzare le elezioni presidenziali non dipende dalla sua superficie, ma dalla popolazione: ecco perché il Massachusetts, dove vivono quasi sette milioni di persone, ha 11 grandi elettori mentre il Montana, dove vive circa un milione. di persone, appena 3. Eppure nella mappa elettorale che siamo abituati a vedere, il Montana – che ha una superficie enorme, più grande di quella della Germania – è molto più visibile del Massachusetts, così piccolo che in alcune mappe è praticamente invisibile.

La mappa elettorale delle presidenziali del 2012, travolte da Obama, scomposta per Vox: il Montana è il primo stato in alto a sinistra tra quelli vinti da Romney, il Massachusetts è il più piccolo stato visibile a sinistra degli stati vinti da Obama (Vox)

Un altro evidente difetto è che tali mappe non sono in grado di rendere le sfumature del consenso ottenuto da un candidato. Nelle mappe elettorali del 2016, ad esempio, il Michigan si colora di rosso perché vinto da Trump: ma quello che la mappa non dice è che il margine tra lui e Clinton era di circa 9mila voti su 5 milioni, e che da qualche anno il Michigan è uno Stato tendenzialmente democratico, tanto che nel 2020 è stato vinto di nuovo da Biden.

Il problema principale, insomma, è che utilizzando questa mappa “abbiamo scelto di dare priorità alla precisione geografica piuttosto che all’importanza elettorale”, ha riassunto Vox: “Mappe geograficamente accurate vanno bene per un viaggio in auto, ma non sono in grado di dirci come ha votato il paese”

Nessuna mappa può essere perfetta e anche quelle che ci sembrano più innocue contengono divinità pregiudizio, cioè deviazioni da una rappresentazione totalmente neutra (ecco perché, ad esempio, le mappe che usiamo in Occidente mostrano l’Europa al centro del mondo). Da qualche anno qualcuno ha cercato di introdurre soluzioni per rimediare alle note distorsioni delle più comuni mappe elettorali, con risultati interessanti ma ancora non del tutto soddisfacenti.

Per bilanciare il secondo problema di cui parlavamo, ovvero la rappresentazione superficiale del consenso, sono state introdotte mappe che riportano i voti ottenuti dai candidati a livello locale, provinciale o collegiale: come in questo grafico del Washington Post, che utilizza anche sfumature diverse a seconda della percentuale di voti ottenuta dai due candidati. Neanche soluzioni di questo tipo, però, sembrano risolvere il problema, anzi: dato che le aree rurali comprendono contee e distretti molto più grandi di quelli urbani e periferici, le aree rosse sembrano ancora più prevalenti rispetto alla mappa stato per stato (in un’elezione in cui la candidata democratica Hillary Clinton, tuttavia, ha ottenuto quasi tre milioni di voti in più di Trump).

(Mappa del Washington Post che mostra chi ha ottenuto il maggior numero di voti tra Democratici e Repubblicani nel 2016 a livello nazionale, statale, provinciale e collegiale)

La mappa che è diventata virale in questi giorni è un buon compromesso, perché rispettando i confini geografici rappresenta le zone più popolate con puntini di varie dimensioni: ma le differenze tra i vari puntini non sono facili da distinguere, senza contare che un quasi mappa completamente vuota non è molto piacevole.

Non ci sono soluzioni semplici: l’uso di colori diversi potrebbe confondere lettori o spettatori: il rosso e il blu sono associati a repubblicani e democratici da diversi anni ormai – mentre colorare di bianco le aree disabitate non eliminerebbe l’impressione che il rosso sia ancora prevalente. Nemmeno giocare con le sfumature farebbe molto: nei giorni scorsi è circolata una coloratissima mappa che ha abbandonato i tradizionali blu e rossi a favore del viola: rossastra se lo Stato votasse prevalentemente repubblicani, bluastra nel caso dei democratici. Ma una mappa del genere ha bisogno di diversi secondi, se non di pochi minuti, per essere interpretata, non riuscendo a soddisfare il bisogno di immediatezza richiesto dalle mappe elettorali.

Per rappresentare accuratamente la popolazione di ogni stato – cioè il criterio in base al quale ogni stato ha a disposizione i propri elettori – una possibile soluzione sarebbe quella di abbandonare ogni ambizione di accuratezza geografica, o quasi.

Questa, ad esempio, è la mappa elettorale che mostra ile previsioni finali di FiveThirtyEight per le elezioni di medio termine 2018: ognuna delle 435 circoscrizioni elettorali è rappresentata con un esagono colorato con varie sfumature di rosso e blu: ma si perde ogni aderenza alla conformazione geografica degli Stati Uniti.

(FiveThirtyEight)

Il miglior compromesso, almeno secondo New York Times – prevede di utilizzare piccole piazze per ogni stato, di dimensioni variabili a seconda della popolazione o di grandi elettori, e assicurarsi che il loro profilo assomigli vagamente alla forma degli Stati Uniti. Ma anche in questo caso il risultato lascia a desiderare.

(New York Times)

(New York Times)

Una soluzione, suggerita ad esempio dalla giornalista di Vox Soo Oh, potrebbe significare continuare a utilizzare mappe geograficamente accurate – magari con qualche accorgimento per correggere le distorsioni più evidenti – e contestualizzarle meglio: ovvero renderle interattive, oppure presentare dati e informazioni in modo visibile che possa aiutare il lettore capirli meglio. Molte di queste cose si possono trovare nella mappa che ha occupato gran parte della home page del New York Times.

Barbara Matro

Barbara Matro

Linguista esperto e professionista della comunicazione con esperienza pluriennale lavorando su progetti di copywriting, transcreation, implementazione creativa e localizzazione per una vasta gamma di clienti e agenzie globali. Pensatore creativo, creativo e comprovata esperienza di lavoro sotto pressione con scadenze strette per soddisfare le aspettative del cliente e superarle. Spinto dallo spirito imprenditoriale, dallo scopo e dalla mentalità creativa per anticipare le esigenze del cliente e elaborare strategie personalizzate.

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