ora nessuno (o quasi) può sedersi sugli allori

È vero che, comunque vada stasera, il Milan sarà ancora in testa alla classifica fino a domenica prossima, ma questo è il momento di fare un “cassetto”, cioè raccogliere più punti possibili per prepararsi a quel periodo di stagione in cui fisiologicamente potrebbe esserci un calo. È un Milan alla formica quello che vuole Stefano Pioli e vuole anche la dirigenza, perché si sa cosa succede alla cicala quando arriva l’inverno. L’allenatore del Milan non fa voli di fantasia, a Milanello non ci sono classifiche a punti o, tanto meno, ragionamenti sulla classifica pindarico. Pensiamo partita per partita, avversario per avversario e con un calendario così serrato, il lavoro che lo staff Pioli fa fuori dal campo è fondamentale. In particolare quella dei match analyst, che nel corso delle giornate preparano tutte le situazioni relative agli avversari e le mettono a disposizione, tramite un’app specifica, a tutto il gruppo della squadra. Un’intuizione voluta da Pioli e sviluppata dai suoi collaboratori, che consente ai giocatori del Milan non solo di avere a disposizione tutte le immagini sui singoli avversari e sulle situazioni globali, ma anche di potersi rivedere a fine allenamento. Una metodologia fondamentale per ottimizzare i tempi, sia dentro che fuori dal campo, perché con pochi allenamenti a disposizione, è importante conoscere l’avversario anche solo visivamente per evitare pericoli. Anche i portieri, con il trio Dida-Ragno-Betti, hanno sessioni video personalizzate, al fine di uniformare il metodo di lavoro.

Altro elemento fondamentale, nel prossimo turno di partite, è quello relativo al turnover. Fino ad ora Pioli ha utilizzato 21 calciatori, in parte per necessità e in parte per convinzione. Il fatto è che, ormai, ogni giocatore – seppur con le sue caratteristiche – sa sempre cosa fare all’interno di quel sistema di gioco, il 4-2-3-1, che è ben definito attorno alle forme della squadra. Di conseguenza, la prestazione di Krunic contro il Celtic non sorprende così come quella di Diogo Dalot o il fulmine di Hauge, su cui conta l’allenatore ma il norvegese deve prima imparare qualche dettame in più prima di poter candidarsi con costanza per una maglia da titolare. Ma anche lui è un’arma che può far male dalla panchina, durante la partita, come al Park giovedì sera. Sarà fondamentale tenere tutti (o quasi) in punta di piedi, per capire che tutti sono padroni e che quando uno non ha più abbastanza non si va nei guai. Certo, anche se la batteria della centrale fosse di nuovo completamente disponibile non sarebbe male ma Gabbia è ancora in isolamento in casa mentre Musacchio ha bisogno di altre settimane per essere arruolato nel gruppo.

Il fatto è che il Milan di oggi è una squadra vera, che sa far male agli avversari con più interpreti e questo, per chi gioca contro di loro, è sicuramente un ulteriore fattore di pericolo. Perché se Ibra non smonta le porte, gli altri sono pronti a farlo per lui. Questo Milan non è più figlio del caso, è una realtà che nel campionato pandemico può e deve pensare in grande senza porsi limiti, ma mantenendo il focus sulla quotidianità. La vera arma in più del gruppo Pioli.

Susana Russo

Susana Russo

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