Monica Vitti compie 89 anni, i motivi per non smettere di amarla

Ottantanove anni oggi. Monica Vitti, allontanata per vent’anni dal pubblico e dal grande schermo, resta nella memoria e nell’affetto di tanti. Il suo compleanno arriva il giorno dopo quello di Gigi Proietti, partito prima di compiere ottant’anni. Insieme avevano interpretato una versione della Tosca firmata da Luigi Magni, 1973m il dramma di Victorien Sardou rivisto in chiave ironica e comica musicale (la musica di Trovajoli, i testi di Magni).

Riproponiamo i tanti motivi per continuare ad amarla, anno dopo anno.


La nuca, i capelli. Con Michelangelo Antonioni ha introdotto l’Italia e il mondo al cinema dell’incomunicabilità. Il regista la vede recitare sul palco di Feydeau e la chiama a doppiare, con la sua bella voce roca, l’assistente Dorian Gray in The Cry. È un amore artistico e sentimentale a prima vista. “Ha una bella nuca, potrebbe essere al cinema”, dice. “Anch’io ho una faccia, o vuoi vedermi solo da dietro?” è la risposta. Negli anni Sessanta: L’avventura, La notte, L’eclissi in bianco e nero e l’atto finale a colori, Deserto rosso.


La voce roca, le banane. “Ma vai se non hai una banana”. “Sì lo amo” e poi “non lo amo più”. Unico in una folla di artisti maschi, copre ogni tipologia femminile. Donna borghese, nevrotica, addolorata per Antonioni, vitale comune Alberto Sordi. Nella seconda metà degli anni Sessanta, dopo l’archiviazione del cinema di Antonioni e del regista da cui si era separata, Monica Vitti passa al genere della commedia che aveva frequentato bene a teatro. Con Mario Monicelli (La ragazza con la pistola, 1968) eccola finalmente liberare la sua visuale comica.


Monica e Alberto. Insieme ad Alberto Sordi (che soffre molto per lei in Amore mio aiutami, ma conduce anche e visto che quel colpo oggi è meno divertente) inizia una collaborazione che li porterà al grande successo di Polvere di Stelle nel 1973. A metà ci sono le collaborazioni con i nostri più grandi registi: Ettore Scola (Drama della gelosia al fianco di Giannini e Mastroianni), Dino Risi (Noi donne siamo così), Luciano Salce (L’anatra all’arancia), Nanni Loy, Luigi Comencini (due dei gli episodi di Just Not Knowing Around).


Teresa la ladra. Negli anni Settanta l’attrice è stata diretta tre volte dal suo allora compagno, il direttore della fotografia di Antonioni Carlo Di Palma, che era passato alla regia. Lei è Teresa the Thief, film d’esordio di Di Palma (1973), poi qui inizia l’avventura (1975), motociclista in tuta di pelle e casco integrale nel film duo con Claudia Cardinale (una specie di Thelma e Louise ante litteram) e finalmente la trasformerà in una regina dei tabarin (Mimì Bluette … fiore del mio giardino, 1976). Racconterà poi della vita di coppia, anzi scriverà: “La vita in comune è un filo sospeso tra due montagne, in mezzo, l’abisso. Devi camminare lentamente su quel filo, per riscoprire il tuo primo fascino, quando hai pensato: “È lui, lui per tutta la vita. È quello che volevo, con i baffi, serio, un po ‘triste, ma felice a letto”:

Piccolo schermo. Negli anni Settanta Monica Vitti compie anche alcune incursioni televisive, pur continuando a frequentare il teatro, nel ’74 si misura con due star del piccolo schermo come Raffaella Carrà e Mina cantando con loro Bellezze al bagno nel varietà Milleluci, quattro anni successivamente recita per la televisione nella commedia Il cilindro, di Eduardo De Filippo.

Dietro la telecamera, sono gli anni Ottanta. Monica Vitti inizia, dopo gli anni Ottanta, a distillare le apparizioni sul grande schermo, figurando soprattutto nei film diretti dal suo nuovo compagno, lo still photographer poi diventato regista Roberto Russo, (Flirt, 1983; Francesca è mia, 1986) che dopo 27 anni di fidanzamento sposato nel 2000 in Campidoglio. Dieci anni prima, l’esordio alla regia per il film Secret Scandal da lei scritto e interpretato, che le ha regalato un’ultima grande soddisfazione, il David di Donatello per il miglior esordio. È la storia di Margherita, la stessa Vitti, che riceve in dono da un amico regista una modernissima macchina fotografica automatica completa di telecomando; la sua vita cambierà radicalmente e la macchina le rivelerà non solo il tradimento del marito con la sua migliore amica (Catherine Spaak) ma anche la desolazione della sua stessa esistenza.

I segreti di Monica. Nella sua vita ha scritto due libri: nel ’93 Seven Skirts, un’autobiografia che prende il titolo dal soprannome che aveva da bambina “sette vestiti” poiché, se aveva fretta, riusciva a mettersi un vestito su l’altra e poi, nel ’95, Il letto è una rosa: “Oggi scrivo non per ricordare, ma per reinventare tutto, per cancellare e ricostruire volti e fatti che mi girano intorno e ridere con me; non di me “, dice in quel volume che è una raccolta di pensieri e ricordi, e sogni. Scrivendo:” Se questi fogli fossero alberi, potrei riposare sotto la loro ombra. Se queste lenzuola fossero ombre, potrei tuffarmi dentro e lasciarmi trasportare. Un libro in cui svela segreti: “Quando a 14 anni e mezzo avevo quasi deciso di smettere di vivere, ho capito che potevo farlo, di continuare, solo fingendo di essere qualcun altro, e facendo ridere il più possibile . nel teatro e nel cinema, molto meno nella vita “.

Antidiva. Abbiamo detto della nuca. Ma anche l’aspetto; dolce e profondo, evidenziato da ciglia finte, linee di matita, ombretti sfumati grigio-blu. E le gambe, scoperte da Monicelli. Una diva riluttante, lontana dallo stereotipo della star. Ma anche una professionista attenta all’immagine dietro l’aria di una donna che non passa troppo tempo a guardarsi. Fiorella Mannoia, che è stata la sua controfigura in vari film, ci racconta “Monica voleva il controllo su ogni sua foto, era molto attenta a come veniva girata, alle luci. Mi diceva sempre” quando dai il profilo, prendi da questo lato … Mi ha insegnato molto e sto molto attento anche a questo nella mia carriera. Sapeva che mi piaceva cantare “ricorda che è la tua faccia, non lasciare che gli altri ti dicano cosa va bene”. “Aveva un carisma incredibile. È arrivata sul set senza trucco, passando quasi inosservata, i capelli all’aria. Ma quando, truccata e pettinata, è entrata sul set ricordo che tutti si sono fermati un attimo “.

Benvolio Cavallone

Benvolio Cavallone

Sono molto di più: sono un marketer, uno stratega dei social media, un blogger, un esperto di SEO. In breve, sono il ragazzo che può aiutare la tua azienda ad avere successo nel mercato italiano. Nel 2019 ho aiutato oltre 15 aziende a comunicare efficacemente con le loro prospettive e il pubblico italiano. Tra i miei clienti, posso vantare H&M, Organo Gold, SEGA, Pinnacle, Radison Hotels, Holland Pass e Voyage Privé.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *