l’incognita del voto dei cattolici, diviso tra JFK e Trumpismo

AGI – Un candidato cattolico praticante, che sarebbe solo il secondo ‘presidente cattolico’ dopo Jfk, o un presidente uscente che è uno dei preferiti della destra religiosa che nomina un giudice cattolico anti-aborto alla Corte Suprema? La scelta dell’elettorato cattolico è una delle grandi incognite del voto del 3 novembre, una variabile che potrebbe decidere l’esito negli Stati in bilico. L’ultimo sondaggio di inizio ottobre vede ancora Donald Trump in testa tra i cattolici bianchi ma il margine a due cifre è sceso a soli otto punti, il 52% contro il 44% del cattolico “liberale” Joe Biden.

Un quarto dell’elettorato

Ci sono 51 milioni di cattolici adulti negli Stati Uniti, quasi un quarto dell’elettorato, e una presenza consolidata in stati chiave come Wisconsin (25%), Pennsylvania (24%), Michigan (18%) e Florida (21% ). Dagli anni ’80, il loro voto è stato quasi sempre diviso equamente tra Democratici e Repubblicani, allineandosi di volta in volta con la tendenza nazionale. Proprio il 2016, però, ha segnato un’eccezione: Hillary Clinton ha ottenuto complessivamente più voti di Trump ma il candidato repubblicano è stato premiato dall’elettorato cristiano che guarda a Roma con il 52%, contro il 45% del rivale. Tra i cattolici bianchi il margine è stato del 23% mentre Hillary ha vinto in modo schiacciante tra i “latini”. Ben l’81% degli evangelici bianchi ha poi votato per il magnate presbiteriano.

Il cattolico “liberale” e presidente Pro Life

Questa volta i fattori in gioco sono di segno contrastante: il cattolico Biden in etica è ancora più “liberale” di Barack Obama, dalle politiche pro-Choice sull’aborto ai diritti civili. Quando ha scelto Kamala Harris come suo vice, il vescovo di Providence, Thomas Harris, ha twittato: “Questa è la prima volta da molto tempo che un biglietto democratico non ha avuto un cattolico, è triste”.
Trump, da parte sua, ha smantellato o indebolito molte politiche sociali dell’era Obama, dall’aborto alle persone transgender, che erano anatema per la destra religiosa: lo ha fatto nominando giudici conservatori alla Corte Suprema, rimuovendo i fondi federali dalle organizzazioni. attiva nel controllo delle nascite come Planned Parenthood e riattiva il divieto di finanziare le ONG impegnate nella promozione dell’aborto. Ma soprattutto ha riportato la fede al centro della vita pubblica. La Chiesa cattolica statunitense, tradizionalmente conservatrice, non ha fornito indicazioni di voto ma simpatizza con il presidente nonostante il gelo con Papa Francesco su questioni sociali, clima e, recentemente, Cina. Al congresso repubblicano, il cardinale di New York, Timothy Dolan, ha recitato la preghiera in apertura dei lavori e una suora ha accusato i democratici di aver schierato il biglietto più “anti-vita” nella storia degli Stati Uniti.

Un voto inscrivibile

Il voto dei cattolici, invece, è imperscrutabile per le tante anime che li caratterizzano e perché condizionato, come per altre categorie, da fattori quali razza, istruzione e livello economico ancor più che dall’ortodossia della fede. Ci sono due grandi blocchi: da un lato, tradizionalisti e conservatori che hanno il loro feudo nel Midwest, per lo più bianchi di origine anglo-europea, su posizioni pro-vita e ostili ai matrimoni tra persone dello stesso sesso; dall’altra i “liberali” della California e delle zone costiere che favoriscono l’integrazione e la dottrina sociale della Chiesa su temi come l’aborto e che guardano alle aperture del primo pontefice del continente americano.
Alla fine, probabilmente, anche per i cattolici le elezioni presidenziali saranno una sorta di referendum sulla figura di Trump in cui i giudizi etici e le valutazioni politiche entreranno accanto a sensazioni ‘epidermiche’, difficili da incanalare in previsione.

Barbara Matro

Barbara Matro

Linguista esperto e professionista della comunicazione con esperienza pluriennale lavorando su progetti di copywriting, transcreation, implementazione creativa e localizzazione per una vasta gamma di clienti e agenzie globali. Pensatore creativo, creativo e comprovata esperienza di lavoro sotto pressione con scadenze strette per soddisfare le aspettative del cliente e superarle. Spinto dallo spirito imprenditoriale, dallo scopo e dalla mentalità creativa per anticipare le esigenze del cliente e elaborare strategie personalizzate.

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