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ESG: OCSE, più rischi di corruzione post-crisi per le imprese statali

Sono già una parte molto importante del panorama ‘corporate’ globale e destinate ad aumentare a causa della crisi del coronavirus, con un ruolo ancora maggiore in futuro in termini di finanza sostenibile, ma anche con rischi aggiuntivi in ​​termini di corruzione. Le imprese a controllo statale – indica il ‘Business and Finance Outlook’ dell’OCSE dedicato quest’anno alla sostenibilità – sono già circa un quarto delle grandi aziende globali, ovvero 132 delle 500 maggiori contro le 34 del 2000 e con i colossi statali asiatici superati in vent’anni da 16 a 100. In Europa, invece, sono 20 i big a controllo pubblico, di cui 3 in Italia e altrettanti in Germania e 9 in Francia. Tra le società quotate, la proprietà pubblica rappresenta circa il 14% della capitalizzazione di mercato globale e il valore nell’area OCSE, considerando solo le società con il 100% o la maggioranza dello Stato, ammonta a 2.400 miliardi di dollari. L’impegno delle imprese statali (SOE) per lo sviluppo sostenibile è importante per le loro dimensioni, perché si trovano spesso in settori ad alto impatto come i combustibili fossili e anche perché consentono allo stato di dare l’esempio negli affari. In generale, infatti, il loro impegno pubblico per la sostenibilità è maggiore rispetto ad altre aziende, sebbene si tratti di un trend che varia a seconda della geografia di provenienza o dei settori. Le loro valutazioni sono generalmente superiori a quelle delle società private in settori come l’energia, le telecomunicazioni e le tecnologie, mentre nelle industrie tradizionali tendono ad avere valutazioni inferiori.

La pandemia Covid-19 – rileva lo studio – oltre ad aumentare presumibilmente il numero di società con lo stato azionista – “ha esposto le ‘SOE’ a nuovi potenziali rischi di corruzione”. Il settore dei trasporti e della logistica, uno dei più colpiti dalle ricadute del Covid-19, è già tra i “settori più esposti alla corruzione”. Con l’aumento del sostegno alle “SOE”, con forti iniezioni di fondi attraverso procedure straordinarie accelerate, “le possibilità di tangenti e altre forme di corruzione si moltiplicheranno”, avverte lo studio, aggiungendo che i bilanci statali saranno allo stesso tempo sotto stretta osservazione e gli stati dovranno dimostrare che i fondi che utilizzano non sono stati persi a causa di un uso improprio. Tra gli effetti della crisi del coronavirus c’è infatti l’intervento dello Stato in molte aziende in difficoltà, ritenute strategiche e di rilevanza sistemica. L’impatto si vede già nel settore del trasporto aereo, dove lo Stato è intervenuto in aiuto delle compagnie aeree nazionali o dei principali vettori del Paese e lo studio cita, tra gli altri, il caso della nazionalizzazione di Alitalia.

I programmi di sostegno adottati dai vari governi – rileva l’Ocse – sono presentati per evitare il fallimento delle aziende a seguito della crisi del Covid-19 “, ma ci sono prove di iniziative nazionali a favore delle aziende che erano già in difficoltà prima del Covid. -19 “. L’OCSE “non prende posizione sul fatto che la proprietà delle imprese commerciali sia in mani migliori nel settore pubblico o privato”, ma sottolinea che nei paesi in cui lo Stato decide di assumere un ruolo di proprietario, le migliori pratiche devono essere rispettate. Ciò implica, tra le altre cose, una governance aziendale all’altezza delle “migliori pratiche” del settore privato, elevati standard di trasparenza e uno sforzo continuo per garantire condizioni di parità.

Vanna Piazza

Vanna Piazza

Sono uno specialista della comunicazione online che crede nella creatività e nella passione per il lavoro. Il mio lavoro e i valori della vita sono umiltà e responsabilità. Ho sempre guadagnato la stima dei miei capi, perché sono estremamente concentrato e fortemente determinato a contribuire al successo di qualsiasi ambiente aziendale. Ho trascorso gli ultimi tre anni a perfezionare le mie capacità di scrittura, comunicazione e marketing, in particolare quelle digitali.

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