La Cina lancia la campagna d’autunno. E a Wall Street suona l’allarme

Questa volta, qualcosa potrebbe davvero essersi rotto. Il 28 ottobre con il suo colpi di magazzino potrebbe rappresentare la riproposta sotto un’altra aura di criticità di quanto accaduto il 17 settembre 2019, altra data spartiacque per i titoli azionari.

All’epoca, all’improvviso, i tassi di overight salirono alle stelle: 10%, folle. E senza preavviso. L’interbancario ha mostrato segnali di congelamento, un rischio di controparte quasi invisibile era comparso dal nulla e aveva ridato vita ai fantasmi del 2008. Nessuno prestava più denaro a nessuno, salvo rare eccezioni e – anzi – con premi di rischio proibitivi.

Mercati in corto circuito: allerta di liquidità

Cos’era successo? Il mercato aveva semplicemente suonato il suo gong. Inizia a sventolare la bandiera rossa della quasi totale assenza di allarme liquidità. Prosciugato. Là alimentato, dopo 10 anni in panchina e soddisfatta osservazione della sua politica ora in modalità pilota automatico, è dovuto tornare in campo: repo e aste a termine, praticamente illimitate, per abbeverare la Bestia. Tutto avrebbe dovuto stabilizzarsi con un paio di settimane di iniezioni di liquidità bisettimanali. Alla fine le aste sono proseguite fino ad aprile di quest’anno e con appuntamenti quasi giornalieri, spesso sovra-registrati. La Bestia stava morendo di sete. È stata salvata da una disidratazione letale in pochi istanti.

Poi si è scoperto che l’escalation della situazione non era, di fatto, altro che il più classico degli incidenti controllati: JP Morgan, il vero potere esecutivo degli Stati Uniti, aveva spostato un mostruoso controvalore di liquidità dai suoi conti presso la Fed, mandando in tilt le riserve e creando così un “buco” nella sostenibilità del mercato. Avevamo bisogno di casus belli, era stato creato. Da allora la Fed non è più tornata in panchina. Prima la liquidità, poi Covid.

E oggi? Il virus e la sua seconda ondata sono così spaventosi da aver messo di nuovo in corto circuito i mercati, creando le condizioni per nuovi minimi come lo scorso marzo? Certo, io confinamento Alle porte di mezza Europa non sono un buon viatico a livello di prospettiva di crescita.

Ma, va ricordato con un pizzico di realismo, in questo mercato i fondamentali pesano quasi zero. Riguarda lo stimolo monetario. Che, paradossalmente, a fronte di una seconda ondata di pandemia di certo non subirà ridimensionamenti. La prospettiva più probabile, infatti, è quella di un aumento della quantità disponibile e di un prolungamento dei tempi di intervento.

La Cina ha lanciato la “campagna d’autunno”

Perché cogliere ora, allora? Perché il mondo, concentrato com’è tra timori di contagio e dipendenza dal Qe strutturale, ha splendidamente snobbato quanto accaduto tra il 24 e il 26 ottobre a Pechino: il plenum del Partito Comunista.

Formalmente, un atto formale di un regime sclerotico e senza tempo. In pratica, il proclamazione da parte di Pechino della sua “campagna d’autunno” per la conquista del mondo. O, almeno, buona parte delle quote di mercato finite all’asta proprio a causa di quella crisi Covid che la Cina sembra aver superato con lucidatura olimpica e tempismo da record.

E per capire è necessario andare oltre i passi fatti per per proteggere lo yuan dall’apprezzamento del mercato che ultimamente stava andando fuori controllo. Tuttavia, la domanda è interessante. Se non altro perché Pechino ha atteso proprio il 28 ottobre per comunicare attraverso il China Foreign Exchange Trade System come alcune banche che normalmente contribuiscono alla fissazione del tasso di riferimento giornaliero della valuta abbiano di fatto terminato fattore anticiclico (CCF). In effetti, un mezzo per spingere verso il basso i prezzi sul mercato spot. Primo atto di guerra, strategico.

Ma per capire la portata di quanto accaduto, dobbiamo tornare al 14 ottobre. Quel giorno il presidente Xi Jinping stava visitando la base del corpo speciale dell’esercito cinese a Chaozhou, nella provincia del Guangdong. Parlando ai militari con retorica severa, il numero uno ha sottolineato la necessità di “rimanere in uno stato di massima allerta permanente, al fine di concentrare gli sforzi delle menti e dei corpi esclusivamente verso la preparazione alla guerra. “Apparentemente, retorica bellicosa, forse fomentata dall’avvicinarsi di Voto degli Stati Uniti. Ma qualcuno fa notare che la strategia di deterrenza politico-militare messa in atto dopo l’estate da Pechino fa riferimento a un libro scritto nel 1999 da due colonnelli dell’esercito cinese, Qiao Liang e Wang Xiangsui: Guerra senza restrizioni: il piano generale della Cina per distruggere l’America.


Il concetto di base? Il fatto che la principale debolezza dell’America, intesa in termini strettamente militari, risiede nella sua visione limitata di rivoluzione all’interno del concetto di guerra: infatti, solo a livello di sviluppo e supremazia tecnologica. La risposta data dal libro? L’uso di tattiche morbide indiretta. La scelta di Xi Jinping? Invertire quella strategia, rafforzandosi con una nuova criticità. Se infatti il ​​libro è stato pubblicato integralmente bolla tecnologica, quando la rivoluzione della Silicon Valley stava trasformando l’America, la storia sembra ripetersi oggi. Ma con una bolla estremamente più ampia e una combinazione di criticità socio-economiche associate che rischiano di trasformare ciò che Washington vede come una forza nel suo peggior tallone d’Achille.

I cinesi si muovono rock Wall Street

Questi due grafici mostrano due dinamiche di spartiacque avvenute il 28 ottobre.


Fonte: Reuters


Fonte: Bloomberg / Zerohedge

Il crollo del Nasdaqin effetti, era già consistente nel trading notturno, ma è stato esacerbato già all’apertura delle contrattazioni dal quarto programma di vendita più grande di quest’anno. Insomma, un predeterminato posizionamento di liquidazione. Costretto? Potrebbe essere, dato il compressione breve applicato ai rialzi strutturali del mercato portati alla luce dalle operazioni di opzione SoftBank. Ma c’è di più.

Il secondo grafico, infatti, mostra come il crollo del Nasdaq sia stato accompagnato anche da un inusuale aumento dei rendimenti obbligazionari: ovvero il Tesori non hanno più svolto il loro ruolo naturale come copertura agli shock sulle azioni. In effetti, un evento sistemico in vista. Come mostrano questi altri due grafici.


Fonte: Bloomberg / Zerohedge


Fonte: Bloomberg / Zerohedge

Il primo mostra la continua esplosione dell’indice noto come volatility of volatility (VVIX), mentre il secondo implica il posizionamento preventivo degli investitori professionali verso un possibile atto catalitico, viste le dinamiche che vedono ogni acquisto su un unico nome in modalità di protezione dominata da una strategia di sovrapposizione macro. Potrebbe essere che siano solo paure di nuovi blocchi generare un simile sconvolgimento sistemico, seppur mascherato per l’opinione pubblica dal semplice rinnovarsi dei timori legati alla seconda ondata pandemica?

No. Un altro atto ha spaventato il mercato. E, soprattutto, mostrato come questa volta il Cina avrebbe potuto davvero mettere da parte la strategia, un’arma finora usata saggiamente nel teatro dei dazi e delle tariffe. Non solo ilIPO di Ant Group si è già registrato in eccesso in un rapporto di circa 284x (76 miliardi di titoli sottoscritti da investitori istituzionali), portando la valutazione del gruppo di Jack Ma a qualcosa di simile 320 miliardi di dollari e il nuovo capitale raccolto dal collocamento fino a 34 miliardi di dollari.

Ma è il contesto generale che si sostanzia come una sensazionale dimostrazione di forza del regime cinese nel parco giochi preferito dagli americani ea Wall Street: il settore tecnologico.

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post Secondo i dati ufficiali, infatti, solo Huatai International – braccio operativo della quarta società di intermediazione mobiliare cinese ad Hong Kong – presterà denaro ai clienti retail intenzionati a investire nell’IPO con una leva di 33x: basta cioè deposita 3 dollari di Hong Kong per ogni 100 che ricevi ai fini dell’investimento (https://www.scmp.com/business/banking-finance/article/3107157/banks-brokers-offer-record-us387-billion-margin-financing).

E non basta, perché se le banche e gli intermediari che operano nell’ex colonia stanno offrendo prestiti su margine da record per un valore di 300 miliardi di dollari di Hong Kong (circa 38,7 miliardi di dollari USA), il British Hsbc si è detto pronto e operativo con una capacità di prestito verso l’IPO del secolo pari a 100 miliardi di dollari di Hong Kong per “supportare” la sottoscrizione degli investitori retail.

E quest’ultimo grafico riassume tutta la situazione, il cavallo di Troia preparato da Pechino con tempismo finanziario e strategico quasi perfetto.


Fonte: Bloomberg / Hong Kong Monetary Authority

Gli investitori esteri stanno riversando finanziamenti a Hong Kong prima del collocamento. Solo dal 14 settembre al 26 ottobre si parla di qualcosa di simile al di là 211,52 miliardi di dollari di Hong Kong, una ricchezza di liquidità che ha costretto l’Autorità monetaria di Hong Kong, di fatto la banca centrale dell’ex colonia, a intervenire 41 volte per cercare di raffreddare il rafforzamento della valuta domestica.

Stiamo parlando, al netto della mera sfera finanziaria e focalizzando l’attenzione esclusivamente sul piano geopolitico, della stessa Hong Kong che è diventata un totem occidentale in questi mesi nella crociata contro le sistematiche violazioni dei diritti umani compiuta da Pechino.

Oggi, le casse della stessa città-stato traboccano di preziose valute estere, che sono arrivate a frotte trainate da condizioni finanziarie tanto folli quanto strategiche, poiché godono della garanzia politica implicita della PBOC, l’onnipotente Banca centrale cinese. Pechino ha dichiarato aperta la “campagna d’autunno”. E il Il Nasdaq ha lanciato l’allarme.

Angelo Narcisi

Angelo Narcisi

Multilingue e multitasker. Amante Agile. Giocoliere digitale. Giocatore di squadra. Completamente impegnato con il re (contenuto). Felice musicista e viaggiatore.

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