il grande bluff della Fed e la verità rivelata dal denaro intelligente

Nemmeno un Jerome Powell in versione pompiere è bastato a spegnere il fuoco di entusiasmo che lo caratterizzava Wall Street nei due giorni più caldi delle elezioni.

Il numero uno della Fed ha infatti formalmente deluso le aspettative di chi ha scontato automaticamente un nuovo intervento a dicembre: nessun annuncio in tal senso, solo frasi circostanziali e un comunicato-fotocopia rispetto a ottobre. Infatti, l’acquisto di titoli rimane al livello attuale 120 miliardi al mese (80 di Treasuries e 40 di Mbs), importo che si definisce congruo e le prospettive sembrano tali da non richiedere alcun aggiustamento. Almeno per ora.

Ma sembra che operi la numero uno della banca centrale statunitense modalità ottimismo fino alla fine, in effetti implicando che non aspettarti nuovi blocchi legata alla crisi Covid e sottolineando come il buono stato di salute dell’economia statunitense sia testimoniato proprio dalla capacità di reazione messa in atto durante l’estate e dalla crescita del + 33,1% nel terzo trimestre. Insomma, chi pensava di mangiare l’arrosto doveva accontentarsi di un brodo. Caldo e non troppo carico. Ma come anticipato, l’ottimismo sembra regnare sovrano intorno a Wall Street. Non a tutte le latitudini, però.

E la chiave dell’interpretazione a breve termine di Jerome Powell del non detto sta in questo grafico e formula, quasi un mantra: la speranza non è una strategia.

Fonte: Bloomberg

E ‘invece chiara la diffusione in rapida espansione tra i soft data delle indagini preliminari e gli hard data dell’attività reale dell’economia statunitense: qualcosa si è rotto di recente. E il suo peggioramento, testimoniato da quella linea rossa in repentina correzione al ribasso, lo testimonia. Il cosidetto indicatori di indagined’altra parte, di solito anticipano, quasi aprono la strada a dati di attività reali. Ma quando il divario tra dati soft e hard raggiunge traiettorie di discrepanza simili, il mercato azionario tende a dare l’allarme, come mostra questo grafico:


Fonte: Bloomberg / Candriam

Ad eccezione del maggio 2009, quando l’economia post-dopodomani Lehman è effettivamente emersa dalla prima fase della grande recessione, è sempre stato così. Tatticamente, quindi, in condizioni come il presente, una strategia di presa di profitto ha senso. Ma invece una ritirata apparentemente strategica? Partiamo da un primo dato, strettamente connesso a quella che sembra essere la più grande scommessa nelle previsioni di Jerome Powell. Ovvero il fatto che gli Usa – a differenza dell’Europa – non subiranno un nuovo rallentamento dell’attività economica come quello sperimentato in primavera a causa di Covid.

Questo grafico mostra di più:

Fonte: Bloomberg / Bls / Zerohedge

Al netto di un calo strutturale delle continue richieste di disoccupazione, non solo negli Stati Uniti 22 milioni di persone rimangono attaccate al respiratore dei sussidi federali per tirare avanti ma, proxy più preoccupante, il numero di domande relative al programma di sostegno al reddito lanciato proprio come risposta alla pandemia, il Pec (Pandemic Emergency Claims) continua a macinare nuovi record ogni settimana. Dei due, uno: o l’abuso della pioggia assistenziale a fini elettorali continua il suo effetto moltiplicatore o un altro divario si sta insinuando nei meandri meno noti e controllati delle dinamiche occupazionali statunitensi.

Alla luce di quello che possiamo definire un medium data, una sintesi perfetta tra previsione e realtà economica, eccolo il mercato sembra aver issato la bandiera rossa del pericolo, come spesso è successo in passato:


Fonte: Bloomberg

Questo grafico mostra come il cosiddetto soldi intelligenti ha infatti scaricato posizioni per un valore che oggi è maggiore di quello di fine febbraio, quando si sono creati i prodromi per i minimi del mese successivo. E la Fed è dovuta entrare in campo con l’artiglieria pesante.

E attenzione, perché paradossalmente oggi quel canarino in miniera, a fronte di una possibile, drastica correzione dei corsi, assume dimensioni anche maggiori rispetto al passato, se non altro per il peso percentuale sproporzionato degli investitori al dettaglio nelle dinamiche di mercato, inoltre in territori inesplorati come quelli che presuppongono la capacità di gestire strumenti come le opzioni.

Non sorprende che SoftBank abbia messo in atto il suo blitz estivo gonfio al Nasdaq sfruttando l’onda lunga e l’ulteriore dilatazione della migrazione di massa di pochi milioni di Mr. Jones verso il lato sempre più oscuro del trading. Si è intromesso, usando il gergo ciclistico. I soldi intelligenti sono diventati stupidi all’improvviso, forse? Stiamo vivendo ora nell’era del conto titoli di Robinhood come punto di riferimento per gli investimenti?

La scorsa primavera, infatti, i soldi intelligenti si sono rivelati soldi intelligenti. Ha venduto in massa alla fine di febbraio, è rimasta ferma sui crolli e poi ha acquistato a mani basse tra la fine di marzo e aprile. Aggiungiamo quindi a questa dinamica quella che vede addetti ai lavori aziendali altrettanto indifferenti ai minimi raggiunti a settembre nel loro rapporto di vendita / acquisto e due indizi sembrano iniziare a configurare almeno mezzo test.

Qual è il rischio, ben più grave di una correzione che, al netto delle valutazioni, sembra ormai destinata a rivelarsi in una versione epurata dell’estate e degli eccessi elettorali? Che la Fed non sta solo bluffando con il suo atteggiamento di rassicurante immobilità ma che rischia di rendere il tempismo di questa operazione, già di per sé ontologicamente rischioso, anche palesemente sbagliato.

Cercareancora un altro incidente controllato, una scusa ciclica per giustificare nuovi interventi? Viste le valutazioni e quanto già messo in atto, una scommessa. Disposti a spingere il Congresso all’azione attraverso la leva fiscale, dopo mesi in cui ha tirato il carrello da solo con l’opzione monetarista? Visto il probabile ingorgo partigiano al Congresso (Camera a controllo democratico ma Senato repubblicano), ulteriore scommessa. Aggravato, poi, dal clima di guerra legale che circola negli Usa in queste ore e che rischia di prolungare a lungo l’instabilità, potenziale seconda ondata di crisi Covid ad alto rischio di sovrapposizione temporale.

Forse Jerome Powell, consapevole dell’ineluttabile, cerca nel frattempo di rassicurare il Paese. E l’inevitabile potrebbe essere in questi grafici:

Fonte: Risky Finance / Afr

Fonte: Bloomberg

Ovvero, al netto di circa 3 trilioni di dollari di spinta diretta e indiretta di cui le grandi banche statunitensi hanno potuto beneficiare “grazie” a Covid e alle misure normative di tolleranza varate da marzo in poi dalla Federal Reserve (Supplementary Leverage Ratio in testa, come mostra il primo grafico), con ammortamenti provvisori record nei primi due trimestri di quest’anno e contestuale inasprimento degli standard di prestito, esteso in via precauzionale anche ai prestiti jumbo, i dati sugli accantonamenti per perdite nel terzo trimestre parlano un ottimismo forse fuori luogo.

È molto simile a quello appena espresso da Jerome Powell, ulteriore indizio che alza l’asticella del legittimo sospetto rispetto ad una strategia sottostante, simile a quella che nel settembre 2019 ha portato alla crisi del mercato interbancario e al conseguente intervento di la Fed con oltre sei mesi di aste repo.

Voglio dire, la Fed sta bluffando? E il denaro intelligente fa silenziosamente la sua tana, per l’ennesima volta? Probabile. Ma ci sono due variabili da temere. Innanzitutto l’imponderabile che potrebbe far esplodere un equilibrio di sistema basato su fondamentali così precari, al netto di un’economia reale che grida aiuto attraverso il gap tra dati soft e hard. Il famoso granello di sabbia di Bertolt Brecht, quello capace di impadronirsi anche del più spaventoso e sofisticato meccanismo di guerra. Secondo, tutti europei e destinati ad aumentare i grattacapi del board della Bce in vista del 10 dicembre: se le disposizioni sulle perdite delle banche statunitensi appaiono strette per il terzo trimestre, che dire di quelle delle istituzioni europee, operanti in un continente ancora una volta in blocco quasi generale che potrebbe innescare un’epidemia parallela di crediti in sofferenza?

La speranza è una grande virtù nella vita. Ma una cattiva strategia.

Angelo Narcisi

Angelo Narcisi

Multilingue e multitasker. Amante Agile. Giocoliere digitale. Giocatore di squadra. Completamente impegnato con il re (contenuto). Felice musicista e viaggiatore.

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