Il governo concede ad Autostrade tre giorni

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È arrivato a nuovo ultimatum. Adesso il governo non ha intenzione di concedere altro tempo. Quella che sta per iniziare è considerata dal dirigente la settimana decisiva: se entro mercoledì 30 settembre non arrivano risposte concrete da Atlantia, la loro concessione per la rete autostradale verrà revocata. “Si sono ripresi tutto quello che avevano firmato il 14 luglio, ora basta”, apprendiamo da fonti governative che garantiscono la compattezza dell’esecutivo al riguardo. Ma non quello all’interno delle parti e questo potrebbe riservare ancora qualche sorpresa.

La decisione di procedere alla revoca della concessione è arrivata durante un vertice notturno a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il ministro dei Trasporti Paola De Micheli. “La situazione è compromessa”, è quanto è emerso. Al tavolo erano presenti anche i tecnici: Alberto Stancanelli per il MIT, Luigi Carbone per il Mef e Roberto Chieppa per la presidenza del Consiglio. Le voci che raccontavano di un commissario Conte nei confronti del ministro De Micheli sono state categoricamente smentite dallo staff del premier, anche perché tutti i reparti che hanno in mano il dossier sarebbero d’accordo sulla strada da percorrere. Nel Pd, invece, ci sono sfumature diverse e Italia Viva, ad esempio, ha sempre detto di essere contraria. Basti ricordare l’emendamento presentato lo scorso gennaio al decreto Milleproroghe per fermare la norma sulla revoca della concessione.

E pochi giorni fa, il 24 settembre per il governo è arrivata l’ennesima doccia fredda. Quando il Consiglio di Amministrazione di Atlantia ha approvato l’avvio del processo di cessione della partecipazione in Autostrade per l’Italia. In particolare, ha avviato il processo ‘dual track’: cessione dell’intera quota dell’88% di Aspi tramite processo competitivo o, in alternativa, scissione parziale e proporzionale e conferimento del 55% e del 33% del capitale sociale di Aspi nella nuova ha costituito Autostrade Concessioni e Costruzioni Spa per essere quotata in Borsa con l’uscita di Atlantia dal suo capitale.

Il problema è il processo competitivo, è questo passaggio che non rispetta gli accordi di luglio, che prevedono l’uscita della Benettons e il trasferimento delle azioni alla Cassa Depositi e Prestiti. Il culmine di quella lunga notte di trattative prevedeva una posticipata uscita di Atlantia da Aspi, entro un anno, dall’ingresso di Cdp e dalla quotazione in Borsa. In quell’occasione Atlantia si è detta disposta a vendere direttamente l’intera partecipazione in Aspi, pari all’88%, a Cassa depositi e prestiti e ad investitori istituzionali “di sua scelta”.

Ora la via della revoca, ovviamente, resta “difficile” da seguire, come ammette la maggioranza stessa. Tuttavia, il governo ha altri due strumenti da utilizzare: da un lato, il via libera per il Piano economico e finanziario (Pef), che è stato inviato nei giorni scorsi all’Autorità per i trasporti ma non è stato ancora approvato – e che potrebbe bloccare o quantomeno complicare ogni operazione compiuta da Atlantia – d’altra parte, se ritenuto necessario, anche l’esercizio del Golden Power, qualora Autostrade mettesse sul mercato il rischio di finire con investitori esteri senza vigilanza pubblica.

Insomma, i margini si assottigliano sempre di più. Nell’esecutivo c’è ancora chi è fiducioso nella possibilità di trovare una soluzione, ma il tempo stringe e la possibilità che la trattativa possa fallire è ormai ad un passo. Intanto martedì 29 settembre, un giorno prima della scadenza dell’ultimatum dell’esecutivo – ma anche del termine indicato dalla Cdp per tenere aperto il tavolo – era già convocato un consiglio di amministrazione Aspi per analizzare la risposta da inviare al governo. Allo stesso tempo, il dibattito all’interno della maggioranza è aperto.

Angelo Narcisi

Angelo Narcisi

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