Elezioni Usa 2020, democrazia e ombra della crisi costituzionale – Corriere.it

Dodici anni fa pensavano che un giorno gli storici avrebbero parlato di due epoche dell’America: prima e dopo Obama. Invece nel 2016 era uno sviluppatore immobiliare e una star televisiva arrivata alla Casa Bianca grazie ad una fortunata combinazione elettorale con minoranze di pochi voti in tre stati chiave, ma con una straordinaria capacità di mobilitare la sua gente e di sfuggire alle forze di gravità della politica, per cambiare il corso degli Stati Uniti. Qualunque cosa accada con il voto di oggi, è stata la presidenza Trump a cambiare profondamente il Paese nonostante un Congresso semiparalizzato e la scarsa coerenza dell’azione di governo di un presidente che è assorbito dai tweet molto più che dall’amministrazione della cosa pubblica. Lo ha cambiato sul fronte esterno con il protezionismo, il conflitto con la Cina, la logica nazionalista che ha allentato anche i rapporti con gli alleati, NATO compresa. Tendenze che non cambieranno se Joe Biden diventerà presidente, salvo, forse, una ripresa nei rapporti con l’Europa. Dentro, Trump, salito al potere dopo vent’anni di stallo politico dovuto all’opposizione sempre più radicale tra destra e sinistra, ha stravolto il sistema di controlli ed equilibri alla base della democrazia statunitense, mentre la sua retorica incendiaria ha contribuito a deteriorare la civiltà del dialogo nella società americana.

Questo è il motivo per cui l’America oggi teme che il voto, il sano esercizio che rinnova e rinvigorisce la democrazia, questa volta può portare a instabilità, disordini e, forse, anche una crisi costituzionale. I sondaggi danno a Biden un vincitore quasi certo mentre i Democratici, che manterranno la maggioranza alla Camera, hanno buone possibilità di vincere anche il Senato, essenziale per governare. Quattro anni fa abbiamo appreso che i sondaggi non sono sempre affidabili, specialmente negli Stati Uniti dove i meccanismi elettorali sono complessi e variano da stato a stato, mentre molti elettori conservatori tendono, in virtù del loro individualismo, a non partecipare a rituali collettivi come il rispondere a un sondaggio di opinione. Ma ci sono altri elementi che suggeriscono un successo democratico (alcuni sondaggisti parlano addirittura di valanga azzurra): intanto il grandissimo voto anticipato (96 milioni di voti già espressi, più di due terzi di 4 anni fa) ma soprattutto il fatto che tra questi sono 25 milioni i cittadini che non avevano votato nel 2016 (8 milioni votano per la prima volta). E poi lo stesso atteggiamento di Trump che ha cancellato la festa della vittoria nel suo hotel di Washington e ha concentrato il tour de force dei recenti comizi sugli stati che dovrebbero essere saldamente nelle sue mani se vuole restare alla Casa Bianca (Florida, Iowa, Georgia, North Carolina), così come i tre in bilico (Pennsylvania, Michigan e Wisconsin).

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Il punto è cosa succederà se Trump non vincerà o se quella di Biden non sarà una vittoria a valanga, difficile da contestare. La determinazione del presidente a non concedere la vittoria all’avversario democratico in caso di testa a testa contro di lui, contestando invece la regolarità del voto a partire da quello postale, apre scenari inquietanti: giorni di incertezza sul esito reale delle elezioni o addirittura Trump che si proclama vincitore sulla base di un risultato parziale mentre in alcuni stati chiave i magistrati nominati dalle amministrazioni repubblicane potrebbero rispondere positivamente agli appelli dei leader conservatori. Con conseguente sospensione della proclamazione dei risultati ufficiali a cui è legata la scelta dei Grandi Elettori che dovranno poi designare il nuovo presidente.

lo scenario di a possibile crisi costituzionale con alcuni Stati che non riescono a nominare i propri elettori entro la scadenza dell’8 dicembre sulla base della risposta dei sondaggi: a quel punto le liste sarebbero state fatte dalle potenze politiche locali. Una situazione che chiaramente provocherebbe il ricorso alla suprema magistratura, seminare sfiducia nella democrazia e alimentare tensioni in piazze già bollenti. Ma Trump potrebbe anche riconoscere che il suo reality show è finitoo prova a metterne in scena uno ancora più scoppiettante come leader dell’opposizione.

2 novembre 2020 (modifica il 2 novembre 2020 | 23:41)

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Vanna Piazza

Vanna Piazza

Sono uno specialista della comunicazione online che crede nella creatività e nella passione per il lavoro. Il mio lavoro e i valori della vita sono umiltà e responsabilità. Ho sempre guadagnato la stima dei miei capi, perché sono estremamente concentrato e fortemente determinato a contribuire al successo di qualsiasi ambiente aziendale. Ho trascorso gli ultimi tre anni a perfezionare le mie capacità di scrittura, comunicazione e marketing, in particolare quelle digitali.

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