Economia Usa, gli analisti prevedono una ripresa e Wall Street mette le ali – La Stampa

È un orizzonte oscuro quello che caratterizza l’economia statunitense. Scuro nell’immediato futuro, chiaro nel prossimo futuro. A dirlo sono i dati sulla crescita che confermano la forte contrazione del Prodotto Interno Lordo nel secondo trimestre, seppur rivisto in terza e ultima lettura a -31,4%, dopo -31,7% nel secondo. E rispetto al calo del 31,7% su base annua atteso dagli analisti. Ben diverso – dicono gli esperti – l’andamento del terzo trimestre dove gli effetti della pandemia sui fondamentali macro sembrano non solo essere stati superati ma recuperati. Le previsioni vedono infatti un rimbalzo del 30% nel periodo luglio-settembre rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, dato che lascia presagire un’importante ripresa per il Paese. Positivi anche gli altri dati economici di giornata, con il settore privato che – secondo le misurazioni ADP – ha creato 749mila posti di lavoro a settembre, contro i 649mila su cui scommettevano gli analisti. Buone notizie anche dal settore immobiliare che ad agosto ha registrato un aumento dell’8,8% dei compromessi per l’acquisto di case. Le stime erano per un aumento del 3,1%. La corsa all’acquisto di case è sostenuta dai bassi tassi di interesse e dalla pandemia che ha costretto un uso più intensivo della casa, soprattutto a fronte di prospettive prolungate di telelavoro.

Ecco allora che Wall Street dà le ali e cresce oltre i massimi delle ultime due settimane, sostenuto dai contatti ripresi tra la portavoce della Camera, Nancy Pelosi e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin su un possibile nuovo giro di aiuti all’economia. Il Dow Jones cresce di circa il 2% intorno alla soglia psicologica di 28.000 punti, e il Nasdaq sale dell’1,7% così come l’S & P 500. I titoli sensibili alla ripresa economica, tra cui compagnie aeree, banche e operatori di crociere, guidano il rally del mercato. Le azioni di American Airlines e United sono aumentate di quasi il 2,5% ciascuna, ampiamente superata da Boeing, mentre la Norwegian Cruise ha guadagnato oltre il 5%. Il settore bancario è anche la forza trainante con Jp Morgan, Goldman Sachs e Citigroup che hanno guadagnato tra l’1,5% e il 3%.

Punto dolente è la Disney, pronta a lasciare a casa 28mila dipendenti dei suoi parchi a tema, costretta dalle perdite causate dalla pandemia. Il 67% della misura riguarda i lavoratori part-time. A Wall Street il titolo perde meno dell’1% ma il timore è che possa innescare un effetto di contagio per le azioni di altre società quotate operanti nello stesso o in settori simili. Il taglio mostra, secondo gli investitori, come il settore dei viaggi e dell’intrattenimento sarà il più lento a riprendersi dalla crisi del coronavirus. Il segmento dei parchi, dell’intrattenimento e del merchandising è una parte vitale dell’attività di Disney. L’anno scorso ha rappresentato il 37% del fatturato totale di 69,6 miliardi di dollari dell’azienda. Il colosso dell’intrattenimento ha così registrato una vera e propria emorragia di denaro dall’inizio dell’epidemia. Nel secondo trimestre, la società ha registrato una perdita di reddito operativo di $ 1 miliardo a causa della chiusura dei suoi parchi, hotel e compagnie di crociera. Nel terzo trimestre, le passività sono state superiori a 3,5 miliardi di dollari.

Da segnalare anche il battesimo stellare (+ 55%) di Palantir che debutta a Wall Street ponendo fine ai suoi 17 anni lontano dai riflettori. La società di software fondata da Peter Thiel ha fatto il suo debutto a 10 $ per azione, oltre 7,5 $ del prezzo di riferimento, per una valutazione aziendale di 17 miliardi di $. Palentir vanta – secondo indiscrezioni – la CIA, l’FBI, il Commando per le operazioni speciali e West Point. Ha costruito la sua reputazione nell’analisi di grandi volumi di dati per agenzie di intelligence e governi di tutto il mondo.

Wall Street, d’altra parte, sembra completamente indifferente al dibattito di ieri sera. Anche se litigiosa e con spazi solo marginali riservati ai contenuti, la performance di Donald Trump e Joe Biden, oltre a non aver mosso voti – a prima vista – non ha intaccato l’umore di operatori e mercati. Certo, le rivelazioni del New York Times sulle tasse del presidente americano mettono in discussione due pilastri su cui Trump ha costruito il suo consenso: la solidità in termini di stratega della politica finanziaria ed economica del Paese e leader di Corporate America e dall’altro sulla sicurezza nazionale rispetto alle minacce esterne.

Il ragionamento è che se Trump non è stato in grado di garantire la sua solidità finanziaria, come può garantire quella di una potenza come gli Stati Uniti. In secondo luogo, il fatto che il suo capo abbia debiti in scadenza nei prossimi quattro anni potrebbe renderlo oggetto di ricatto, minando il suo ruolo di garante della sicurezza del Paese. Dall’andamento delle borse statunitensi da lunedì ad oggi sembra che il presidente non abbia perso la presa su Wall Street, ma l’idillio con l’economia che dura da quattro anni deve essere nutrito di fatti e visioni, e forse Trump in questo senso ha perso un’opportunità nel confronto di Cleveland, Ohio. Al momento la prospettiva che più spaventa i mercati resta quella del voto contestato, cioè che si arrivi la mattina del 4 novembre senza vincitore. E l’incertezza, come sappiamo, è il peggior nemico dei mercati finanziari, tale da oscurare in pochi giorni gli orizzonti economici del Paese.

Barbara Matro

Barbara Matro

Linguista esperto e professionista della comunicazione con esperienza pluriennale lavorando su progetti di copywriting, transcreation, implementazione creativa e localizzazione per una vasta gamma di clienti e agenzie globali. Pensatore creativo, creativo e comprovata esperienza di lavoro sotto pressione con scadenze strette per soddisfare le aspettative del cliente e superarle. Spinto dallo spirito imprenditoriale, dallo scopo e dalla mentalità creativa per anticipare le esigenze del cliente e elaborare strategie personalizzate.

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