Commenta | Rapporti Francia-Islam: le ragioni di uno scontro

Vent’anni fa, la decisione del presidente Chirac di opporsi all’intervento americano in Iraq ha suscitato un’ondata di simpatia per la Francia nel mondo arabo musulmano. Occorre ricordare quel momento per cercare di capire come questi sentimenti si siano progressivamente trasformati nel loro opposto, con il concorso di campagne d’odio ben orchestrate, le ultime innescate dal presidente turco Erdogan. Francia, paladina dei diritti umani, della libertà religiosa, del terzo mondo culturale, oggi attaccata dall’esterno e disprezzata, anzi sabotata, dall’interno, da fasce di popolazione non propriamente marginali e da gruppi di giovani musulmani che non si riconoscono nel identità modello della Repubblica, e che costituiscono l’acqua sporca in cui nuotano i sicari dell’islamismo radicale e del terrorismo. Acqua difficile da drenare, sia per la rete di complicità di cui godono i terroristi, sia perché non si tratta solo di sventare complotti, ma di trovare cani sciolti, giovani indottrinati che agiscono con le braccia bianche, che probabilmente no avere armi. ed esplosivi, che spesso non compaiono nemmeno tra le migliaia di quelli registrati come potenziali terroristi e quindi non identificati o monitorati.

Il ribaltamento dei sentimenti verso un Paese ferocemente opposto alla narrazione dello scontro di civiltà trova pretesti e cause concomitanti a partire dalla rivolta delle periferie (2005) che mette in luce la precarietà disperata e atavica dei giovani di origine maghrebina (ma cittadini francesi) per i quali rimangono sulla carta i principi di uguaglianza e pari opportunità. Giovani che contestano la lingua molire e i programmi di storia, che fischiano la marsigliese e allo stadio, contro la Francia, tifano l’Algeria.

L’establishment, per bocca dell’allora ministro dell’Interno Sarkozy, li considera feccia, farabutti che vivono nell’illegalità dei quartieri da ripulire con ogni mezzo. Dai giovani delinquenti ai giovani islamizzati il ​​passo breve, poiché dove la cultura e l’istruzione repubblicana non arrivano e dove la polizia non mette piede, scuole coraniche clandestine, moschee clandestine, predicatori di dubbia provenienza e perfino l’insegnamento organizzato per cinquantamila giovani ritirati dalle scuole pubbliche prosperano. È il separatismo culturale e religioso che il presidente Macron ha combattuto.

Un secondo passo drammatico fu l’entrata in vigore della legge sulla laicità, nella versione più radicale rispetto alla legge del 1905. Il divieto di simboli religiosi nei luoghi pubblici, in nome della laica neutralità della Repubblica, da un lato ha causato qualche doloroso imbarazzo negli ambienti cattolici (quando, ad esempio, alcuni comuni hanno bandito i presepi natalizi) e dall’altro ha provocato una profonda irritazione. nel mondo musulmano più tradizionale, sia all’estero che in patria, soprattutto sulla questione del velo femminile. Le parole di condanna per gli attacchi codardi degli ultimi anni non saranno mai abbastanza, ma non si può pretendere che le vignette blasfeme di Charlie Hebdo e il diritto alla blasfemia – considerato equivalente a espressione di satira e quindi di libertà – non abbiano offerto pretesti per odiare le campagne, non sono insomma benzina su un materiale facilmente infiammabile.

Le questioni religiose e socio-economiche si sono poi mescolate a una graduale correzione dell’andamento della politica estera, a partire dalla presidenza Sarkozy, che ha ribaltato la dottrina del Terzo Mondo di Chirac e ricucito i rapporti con Stati Uniti e Gran Bretagna, fino alla decisione di intervenire Libia ed eliminare Gheddafi. Da qui è iniziato anche l’arruolamento di tanti giovani francesi nelle file dell’ISIS, il pendolarismo dei terroristi dal Medio Oriente alla Francia, passando per la parte posteriore del Belgio, la minaccia permanente nelle ex colonie africane contro i soldati francesi impegnati contro le milizie Islamico. Sul rapporto con la Turchia pesa anche la posizione intransigente contro l’apertura all’Europa e il riconoscimento del genocidio armeno.

In questo contesto, non va trascurata un’area grigia in cui si muovono i rapporti d’affari con i Paesi musulmani, forniture di armi, penetrazione diffusa nell’economia e nella società francese degli sceicchi del petrolio, dai sauditi al Qatar, stato sospettato di sponsorizzare estremisti islamici e fratellanza musulmana e, allo stesso tempo, grande sponsor del Paris Saint Germain, la squadra di cuore della giovinezza delle banlieues. Tutto naturalmente all’ombra dei sacri principi della Repubblica.

30 ottobre 2020, 21:44 – modifica il 30 ottobre 2020 | 21:45

Vanna Piazza

Vanna Piazza

Sono uno specialista della comunicazione online che crede nella creatività e nella passione per il lavoro. Il mio lavoro e i valori della vita sono umiltà e responsabilità. Ho sempre guadagnato la stima dei miei capi, perché sono estremamente concentrato e fortemente determinato a contribuire al successo di qualsiasi ambiente aziendale. Ho trascorso gli ultimi tre anni a perfezionare le mie capacità di scrittura, comunicazione e marketing, in particolare quelle digitali.

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