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Robert Mappelthorpe. L’obiettivo sensibile.

Mi piace molto quando artisti contemporanei vengono esposti all’interno di gallerie storiche con una certa coerenza di dialogo tra epoche differenti.  È il caso della mostra fotografica di Robert Mapplethorpe concepita dalla curatrice Flaminia Gennari Santori all’interno della Galleria Corsini. Una serie di nudi, di ritratti e di foto naturalistiche esplicitamente allusive, si collocano perfettamente tra ritratti fiamminghi e ritorti busti virili di David, sullo sfondo di opulenti pareti barocche dai colori vividi. É molto curioso il corto circuito che si crea tra la nudità classica e quella contemporanea, tra ciò che è lecito osservare senza pudicizia (avallato dai libri di scuola, dalle accademie) e ciò che si osserva ancora con la coda dell’occhio: ed ecco qualche signora trasteverina che si era concessa il pomeriggio libero per visitare la collezione del Cardinal Corsini si sforza di passare con disinvoltura davanti ai grossi falli fotografati senza mezzi termini e messi lì, tra un Caravaggio ed un Bernini, a minare l’integrità morale di chi vi volge lo sguardo. Era sicuramente questo l’intento della mostra, accaparrarsi i due diversi target di pubblico delle opere esposte e raccontare alle signore più morigerate che il signor Mapplethorpe aveva fatto della nudità spinta la sua arte tanto quanto aveva potuto farlo un Caravaggio qualsiasi. 

Tutto iniziò quando all’età di sedici anni, il piccolo Robert cercò di rubare un giornale pornografico poiché non poteva comprarlo per via della minore età. Per lui quelle immagini proibite rappresentavano un desiderio incontrollato di possederle e pensò che un giorno avrebbe potuto farle diventare arte tanto gli provocavano un sentimento viscerale. Così fece.

Nel 1967, da Long Island dove era nato e cresciuto, si trasferì a New York dove incontrò una giovane e spiantatissima Patti Smith che voleva fare la poetessa, con la quale fece coppia fissa per un po’ di anni tentando di negare la propria omosessualità. Erano gli anni della guerra in Vietnam, della Beat Generation, delle rivolte studentesche, delle droghe libere, dei movimenti per i diritti degli omosessuali, di Woodstock, degli hippie, di un fermento culturale che segnerà per la società americana una svolta epocale e che produrrà una meravigliosa serie di artisti in diversi campi dell’arte.

 

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Nel 1972 inizia una relazione con Sam Wagstaff con il quale avviene la svolta lavorativa: Sam gli regala la prima Hassemblad e lo introduce negli ambienti artistici che contano, dando il via ad una serie di fotografie e relative stampe di altissima qualità tecnica e formale. É così che realizza “The x portfolio”, una serie di fotografie sadomaso, ritratti e nature morte che alludono ad organi sessuali (questa la collezione presa in prestito dalla fondazione Mapplethorpe ed esposta a palazzo Corsini). Potrebbe essere sottile il confine tra nudo e pornografia, ma la nudità contemporanea che sceglie di fotografare Robert risulta di una bellezza sublime accettando di mostrarsi in tutta la sua diversità senza malizia per essere degna antagonista di quella bellezza classica trascendentale, con la quale le foto condividono le pareti del palazzo romano, che tutti possono osservare senza riserve etiche. 

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