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Loro 1 e 2, un patetico d’autore

La “LORO” forza siamo noi. Ed è così che mr B. viene riabilitato nuovamente alla politica mentre Sorrentino e la Universal incassano soldi a palate con un film paraculo su di lui. Travaglio ha nuovamente qualcuno sul quale sputare veleno per alimentare la sua carriera giornalistica e tutti noi pecore vouyeriste e anche un po’ masochiste rimaniamo spettatori avidi di questo teatrino. Sono andata a vedere il film di Sorrentino per non dover essere quella che parte prevenuta a formulare un giudizio. Non mi aspettavo un capolavoro, ma neanche una caduta di stile così. Il racconto biografico romanzato della vita di B. sembra un pompatissimo film dei Vanzina mascherato da pellicola intellettuale.
-Tu non hai capito- Mi ha detto qualcuno – quello è kitsh d’autore!-
Praticamente un paio di scene a rallenty buttate qua e lá, un paio di animali esotici che appaiono a casaccio, una pecora che rimane incantata davanti ad un quiz di Mike Bongiorno (‘profondissima’ metafora dell’italiano medio soggiogato dalle tv private), un paio di scene surreali (tra cui quella ricreata maldestramente in digitale di un camion dell’AMA che si accappotta con tutti i rifiuti sulla grande bellezza dei Fori Imperiali) che ci fanno accaparrare l’aggettivo felliniano anche stavolta, ed è subito intellettualismo che, se non apprezzi è perchè non sei abbastanza intellettuale. Mancava solamente, per Citare Crozza, una suora nana che fuma al tramonto. Sorrentino da grande furbetto non prende posizioni; racconta un B. donnaiolo, pronto a tutto per il potere politico, venditore, pieno di sè da una parte e la malinconia di un personaggio innamorato di Veronica Lario ( bravissima Elena Sofia Ricci) e non più corrisposto dall’altra, consapevole di una vecchiaia che incombe e di una giovinezza che rappresenta l’unica cosa non in grado di comprare se non facendosi qualche ritocchino di chirurgia plastica. Un racconto che ci suggerisce di essere empatici con il suo lato umano e sentimentale. Un colpo al cerchio e uno alla botte insomma, così per non scontentare nessuno. Il buon Sorrentino si becca il plauso unanime della critica, della sinistra che odia Silvio e strizza l’occhio anche al Berlusca che secondo me si sarà sentito compiaciuto.
Eccellente l’interpretazione di un Servillo inglobato nella maschera troppo caricaturale di Silvio B. che mi ha ricordato un po’ i testoni di cartapesta che sfilano sui carri di Carnevale.Straniante. Bravo Scamarcio nei panni di Tarantini ignorante arrampicatore sociale che è disposto a tutto pur di arrivare alla cerchia di B. procurandogli le glitteratissime papy girls. Caricati anche i dialoghi, forzati di una banalità quasi sconcertante (qualcuno dirà ora che sono banalità d’autore). Patetico il finale con la carrellata infinita sui vigili del fuoco che riposano sulle macerie de l’Aquila post terremoto: ennesima mossa di buonismo, come a farci bere la storia che l’talia, quella che conta davvero, alla fine, sarebbero LORO, gli eroi operosi di una nazione che cade a pezzi moralmente e materialmente. Che dire? Un film che non ti fa mai veramente incazzare e neanche è mai veramente un piacere per gli occhi: quella fotografia che sapeva fare bene Sorrentino dov’è? Alla fine i veri allocchi rimaniamo NOI che contribuiamo a creare sempre la LORO fortuna, di Berlusconi, di Sorrentino, di Travaglio e di chi ha saputo trasformare il motto warholiano “nel bene e nel male purchè se ne parli” nella più grossa operazione di marketing dei giorni nostri.

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