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ArteFiera2018, un investimento a rischio zero

Nazional-popolare come fosse il Festival di San Remo dell’arte giunge alla sua 42ma edizione ArteFiera Bologna. 182 espositori, 152 gallerie e 10 operatori dell’editoria. Per il suo secondo anno di direzione, la curatrice Angela Vattese ha deciso di abolire la divisione per sezioni (moderno-contemporaneo) in favore di un percorso più fluido e diversificato che stimola la lettura del contemporaneo non prescindendo dal suo background. Per i collezionisti che si fanno suggerire investimenti sicuri, ArteFiera è una piazza rassicurante. Molti, moltissimi gli artisti che si trovano da tempo nell’Olimpo del mercato; poche le gallerie che hanno scelto di rischiare con le nuove generazioni, pochi i galleristi che si sono presi la briga di creare il mercato del futuro.
Potrete acquistare, senza troppi affanni e portafogli permettendo, la Palma di Mario Schifano o le Tappezzerie di Boetti o ancora gli Specchi di Pistoletto: opere onnipresenti. Tra le proposte un po’ più fresche spiccano le sculture classiche, tatuate di Fabio Viale, virtuoso del marmo che riesce a trovare il giusto compromesso tra passato e contemporaneo (Galleria Poggiali, Firenze). Ancora di scultura si parla con le opere del collettivo Torinese The Bounty Killart (Marcorossi, Milano), versione ironica e dissacrante dei grandi capolavori della scultura classica che attirano decine di curiosi anche solo per un selfie.

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In questo marasma di gallerie risaltano tutte quelle che puntano su proposte fotografiche tra le quali si distingue la MBL Home Gallery (Ferrara) per la cura dei particolari nello stand: notevole il lavoro di Mustafa Sabbagh che fotografa due gemelle albine, una bellezza alternativa che si scrolla gli stereotipi di dosso; coinvolgente il progetto Mirabilia di Silvia Camporesi che percorre un viaggio in Italia alla ricerca anche qui della bellezza non convenzionale di luoghi abbandonati e sconosciuti.
Le conclusioni che il visitatore può trarre alla fine del percorso fieristico sono sintetizzate perfettamente nel lavoro di Gianni D’Urso che consiste nel mettere a dialogo degli elementi che tra loro non potranno dialogare mai come una pietra e un metronomo, sinonimo del dialogo complicato tra i giovani artisti e i mercanti dell’arte. Gianni D’Urso è approdato ad ArteFiera grazie alla Fondazione Zucchelli che ogni anno regala la possibilità ad uno studente dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna di esporre nella più importante piazza fieristica italiana del settore .
A dispetto dei principali eventi fieristici europei, come Frieze London e Art Basel, ArteFiera sembra ancora avere una sobrietà tutta Italiana, ancorata ad un’erudizione che non ce la fa ad uscire dalle righe, neanche quando è lecito (come in questo caso). L’evento infatti è stato progettato per ribadire il legame stretto con la storia della “dotta” città di Bologna che, però, possiede indubbiamente anche un tessuto underground parecchio stimolante. Più interessanti risultano infatti gli eventi al di fuori della fiera: la sezione POLIS, ad esempio, ci propone una passeggiata alla scoperta di installazioni, performance ed eventi in luoghi di Bologna poco conosciuti perché poco visitati o normalmente chiusi al pubblico. Decisamente molto interessante anche la sezione CINEMA che riflette, prendendo come fulcro il cinema di Pierpaolo Pasolini, sull’identità comunista e postcomunista della città di Bologna. Da non perdere alla Cineteca Nazionale l’anteprima del film sulla vita di Giacometti raccontata da Stanley Tucci. Tra gli eventi off due fiere parallele puntano su nuovi talenti e rompono il monopolio bolognese sono SETUP che si svolge a Palazzo Pallavicini e PARATISSIMA che da Torino decide di scommettere anche sulla piazza emiliana.

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