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100 Anni di fotografia Leica in mostra al Vittoriano

Da alcuni anni quasi tutti si sentono fotografi. Scattano ovunque, probabilmente anche nel cesso dopo un’evacuazione, non per legare una serie di immagini ad un bel ricordo. La cosa che trovo talvolta insopportabile è che, foraggiati da valanghe di mi piace, supportati dai modernissimi telefonini dotati di intelligentia da condivisione, grazie a tutto questo non la smettono. E ogni tanto per dovere sociale ti devi sorbire una di quelle serate in cui questi conoscenti, perfino cari amici, ti fanno vedere centinaia di foto digitali (ormai quasi nessuno le sviluppa più) del loro ultimo viaggio con serie di piedi tagliati, scatti sbilenchi, in controluce, sfuocati che manco il delirium tremens di un alcolizzato, non centrate o con soggetti che non destano il minimo interesse.

Fare clic, in maniera sempre maggiore rispetto al passato, è diventato un gesto quotidiano, quasi naturale, ma scattare una bella fotografia. Beh, quella è un’altra cosa e molto più complicato di quanto si pensi.

Dal 16 novembre 2017 al 18 febbraio 2018 la mostra I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini(Roma) che rende omaggio alla prima macchina fotografica provvista di pellicola 35 mm, alla fotografia d’epoca e a tutti gli artisti che hanno utilizzato la Leica dagli anni venti ai giorni d’oggi, celebrando le loro immagini. Una magnifica carrellata di oltre 350 opere dei maggiori e più prestigiosi autori – da Henri Cartier-Bresson a Gianni Berengo Gardin, da William Klein a Robert Frank, da Robert Capa a Elliott Erwitt e molti altri – decine di documenti originali, riviste e libri rari, fotografie vintage, macchine fotografiche d’epoca, compongono questa ricca esposizione (promossa e realizzata da Arthemisia e Contrasto) che occuperà le sale del Complesso del Vittoriano di Roma nella sua unica ed eccezionale tappa italiana.

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Jeff Mermelstein, Marciapiede, 1995 Credits: © Jeff Mermelstein

Una magnifica carrellata di fotografie in bianco e nero o a colori fra cui alcune vere e proprie icone del ‘900, dal ‘Miliziano colpito a morte’ di Robert Capa al ritratto del Che di Alberto Korda, passando per il marinaio di Alfred Eisenstaedt che, pervaso da gioia insopprimibile (era il 14 agosto del 1945 quando il presidente Truman annunciò alla radio la resa incondizionata del Giappone e quindi, la fine della Seconda Guerra Mondiale) afferra un’infermiera con vigore avvolgendola in romantiche spire. Come una mossa a scacchi dettata dalle sensuali leggi del tango, il militare improvvisa un particolare caschè, e le domina le labbra con un bacio, legittimo, liberatorio, quasi un morso. Ma piacevole. L’infermiera sembra non concepire l’attimo ma la gioia è tanta. Anziché sottrarsi alla dolce furia del navigatore, si abbandona, preoccupandosi, con una purezza oggi scomparsa, di trattenere la gonna che potrebbe sollevarsi. Per quanto possibile, voglio staccarmi dalla violenza che sancisce la fallacia di questo scatto e immaginare la spontaneità di quel bacio. Malgrado tutto, cerchiamo di immaginare che si tratti di un bel bacio, forse il più significativo. Un pudico atto d’amore che decreta la fine di un orrore.

Per quanto possibile.

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Fred Herzog Uomo con benda Vancouver, 1968 Courtesy of Equinox Gallery © Fred Herzog, 2016

Le fotografie di questi artisti sono rasoiate che a volte fanno male pur esaltando la capacità di questo mezzo di ‘entrare’ nel proprio tempo, grazie anche a doti di leggerezza e praticità che hanno ancora pochi rivali. Come ad esempio nella fotografia più famosa di Sebastião Salgado che è quella di una miniera d’oro a cielo aperto in Brasile: 50.000 persone almeno in un pantano senza fine, come piccole formiche su scale pericolanti e strette. Un manifesto del nostro secolo.  L’utilizzo dello zoom, l’inquadratura, la scelta della luce e dell’ombra, il colore, sono caratteristiche personali frutto di un percorso di crescita unico. La macchina fotografica è “solo” lo strumento attraverso il quale un professionista vede il mondo con un occhio veritiero, cinico e durissimo. Come un nomade costantemente in giro per il globo, che conosce gli ingranaggi della società ed è proprio lì che va a ficcare il suo obbiettivo.

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Ramón Masats, Senza Titolo, Tomelloso (Ciudad Real), Madrid, 1960

 

12_John-Bulmer-Women-hanging-the-laundry-for-Sunday-Times-Magazine-Liverpool-1965-©-John-Bulmer-1000x600
John Bulmer, Donna che stende il bucato, Per il Sunday Times Magazine, Liverpool, 1965

 

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Walter Vogel, Cane dalmata, Düsseldorf, 1956

 

 

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Paolo Roversi, Kate, Studio Parigi, 1996

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