1982  Palermo I due cristi

Letizia Battaglia. Per pura passione

Qualche settimana fa ho avuto l’occasione di andare alla mostra fotografica romana di Letizia Battaglia. Letizia è stata la prima fotoreporter italiana -le gonne a fiori e i sabot ai piedi- e ha iniziato la sua carriera muovendo i primi passi in un’epoca in cui Palermo pareva la Striscia di Gaza e con la cronaca si faceva politica e si cambiavano davvero le cose.
mortoNei primi anni Settanta la Battaglia ha cominciato a lavorare per il quotidiano palermitano L’Ora, un giornale, dove i fotografi venivano trattati malissimo, pagati pochissimo e non avevano nessun valore. Figurarsi una donna: Letizia dovette lottare, spesso rudemente ma sempre documentando con la sua macchina fotografica lo scempio della guerra delle mafie; per questo suo lavoro ha ricevuto nel 1985 il prestigioso premio Eugene Smith. Le sue foto hanno smascherato gli amichevoli e cortesi rapporti tra Cosa Nostra e quella specie di gollum immortale che è stato il senatore Giulio Andreotti. Eppure—con una forma di malsana ironia—da questo contesto terribile sono nate immagini meravigliose, così perfette da chiedersi come sia possibile che la bellezza di una foto possa essere un incidente di percorso.

 

slide_480780_6581012_freeProprio così: Letizia non ha mai pensato all’estetica nè ha mai avuto il lusso di pensare. Certamente ama l’arte, e ha visto tanti quadri nei musei e nei libri— ed è chiaro che alla fine queste esperienze latenti l’abbiano aiutata per la composizione, ma in modo istintivo. Di solito dura tutto qualche secondo, non di più—una specie di piccolo miracolo. Che è avvenuto, perché sapete, spesso non avvengono i miracoli e le foto vengono brutte. E anche tutti quei soggetti bruttini, quei bambini, la loro eleganza viene dal momento, non dal fotografo. Per Letizia è così. Lei punta l’obiettivo sui fatti che avvengono, con rispetto e con solidarietà, mai con cinismo, cosciente in ogni modo di avere il dovere di documentare senza mai compiacersi.

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Letizia ha deciso di tornare a Palermo dopo essersi trasferita a Parigi per qualche anno perchè è un’anima militante ed è morbosamente attaccata alla sua città alla quale vorrebbe regalare una scuola di fotografia. Le foto del passato, quelle di morte, violenza e mafia sono ferite perenni che la coinvolgono ancora adesso.

“Il dolore che abbiamo vissuto ha sovrastato la bellezza: cos’è la bellezza? Un barocco, un bel cielo? E se sotto c’è una creatura insanguinata? O un ragazzo che spaccia droga? Non posso fotografare la bellezza.”

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