L'editore Stefano Tevini (a sinistra) in compagnia dello scrittore Alessandro Noseda

Intervista a Stefano Tevini di La Ponga Edizioni

“La Ponga Edizioni si occupa di storie. La narrativa, sia essa mainstream o di genere, è il nostro interesse e la nostra mission è raccontare: fantascienza, noir, fantasy o qualsiasi altra forma un romanzo possa prendere.
Fruibilità, alta qualità e un certo gusto pop sono i segni distintivi dei prodotti La Ponga Edizioni: libri curati sotto ogni punto di vista, moderni nel taglio e rivolti a un pubblico amante di letture di livello ma al tempo stesso privo di pregiudizi verso la narrativa di genere, frutto di una linea editoriale attenta e ricettiva verso gli stimoli dell’industria culturale e dell’intrattenimento contemporanea. La Ponga edizioni pubblica romanzi, sia autoconclusivi sia seriali, raccolte di racconti e fumetti. Il nostro interesse è, prevalentemente, la narrativa di genere e siamo alla costante ricerca di prodotti che si distinguano, oltre che per qualità, per originalità. I libri La Ponga edizioni hanno un taglio particolare e mai banale che li distingue all’interno del mercato editoriale. Valutiamo i manoscritti per l’eventuale pubblicazione digitale e, per le opere di maggior interesse, cartacea, solo dopo averne letto le sinossi ed averle giudicate di nostro interesse.
Non pubblichiamo saggistica, manualistica o poesia.Non chiediamo contributi, sotto nessuna forma, per la pubblicazione”

Cosi si presenta La Ponga Edizioni di Stefano Tevini che ho avuto il piacere di conoscere personalmente al Salone del Libro di Torino. Ho avuto modo di valutare due romanzi editati da La Ponga apprezzandone, oltre le storie, la fattura che risulta essere di ottima qualità. A seguire l’intervista a Stefano riguardante l’editoria italiana.

Più di metà Italia non legge: nel 2012, oltre 26 milioni di persone di 6 anni e più dicono di aver letto almeno un libro per motivi non scolastici o professionali nei 12 mesi precedenti. Rispetto al 2011 la quota è stabile (46%). Nel Nord e nel Centro del Paese legge oltre la metà della popolazione (52,2%). Nel Mezzogiorno solo il 34,2%, con la virtuosa eccezione della Sardegna (45,8% di lettori). Una famiglia su dieci (10,2%) non ha libri in casa, il 63,6% ne ha meno di 100. Ma anche il 21.3% di chi ha oltre 200 libri in casa non legge niente. Dal punto di vista di un editore cosa si potrebbe fare per andare in controtendenza rispetto a questi dati?

Diciamo che, se lo sapessimo, non avremmo un mercato in crisi. La situazione è complessa e, per quanto i potenziali clienti finali giochino un loro ruolo, non hanno tutte le colpe. Certo, la domanda, o meglio la mancanza di essa, sono il problema principale, ma abbiamo tutta filiera produttiva e distributiva piena di falle : la scuola, che non è in grado di far percepire la lettura come un piacere ma solo come un cucchiaio di sciroppo amaro da ingoiare il prima possibile per poi non aprire più un libro finite le superiori, i librai perennemente sulla difensiva e arroccati su posizioni di una resistenza passiva sempre più fiacca con poco aggiornamento e poca voglia di promuovere, abbiamo le librerie stesse che difficilmente sono rese luoghi gradevoli in cui passare il tempo, meno che mai per i giovani, abbiamo gli editori stessi, che fanno fatica a tirare avanti e spesso per mille motivi non riescono a creare un prodotto appetibile, abbiamo la società stessa che sta cambiando sotto i nostri occhi, abbiamo operatori addetti alla promozione e alla distribuzione che fanno business senza curarsi di far crescere i partner ma solo succhiando loro risorse e, in quanto produttori e consumatori di contenuti, fatichiamo a trovare la quadra di una situazione di estrema complessità. Questi sono solo alcuni dei fattori molteplici di una situazione di estrema complessità.

Discrete lettrici e modesti lettori: la differenza si manifesta a partire dagli 11 anni e tende a ridursi solo dopo i 75. Le donne lettrici (51,9%) sono molte più degli uomini lettori (39,7%). Quale potrebbe essere la causa di questo disinteresse del sesso maschile verso la lettura?

La domanda è difficile e non sono sicuro di essere in grado di rispondere. Potrebbe essere per il fatto che molte altre forme di intrattenimento sono ancora molto declinate al maschile e solo di recente si stanno aprendo al pubblico femminile, videogiochi e sport in primis. My two cents ma ammetto che la risposta richiederebbe un’analisi più approfondita.

La lettura dei baby boomers: Dal 1995 al 2012 quasi raddoppia la percentuale di lettori tra i 55 e i 74 anni (dal 24.6% al 42.3%). I “lettori forti”, (12 o più libri letti in un anno) sono soltanto il 14,5% ma crescono nelle fasce di età più alte (19.9% tra i 55 e i 59 anni, 19,6% tra i 65 e i 74 anni). Domanda 4: al cinema, nei musei, sui trasporti pubblici, treni e aerei compresi ci sono facilitazioni per i seniores. Perché non fargliene trovare anche in libreria? Feltrinelli fa già qualcosina, ma forse si può migliorare.

L’idea ha certamente senso, ma punterei di più sui giovani. Per ovvi motivi il margine di crescita è maggiore e saranno loro, in futuro, ad avere la responsabilità di educare i futuri lettori. Per le fasce di età considerate senior potenzierei l’accesso alle biblioteche con bibliobus, biblioteche a domicilio ed educazione agli ebook reader, trattandosi di un pubblico con potenziale di spesa limitato.

Perché si cerca sempre il colpaccio, magari col titolo straniero modaiolo, e non si lavora di più sui longseller? Quella attuale non è per caso una strategia di breve respiro?

Direi tutte le cose insieme. Riprendendo la mia prima risposta, direi un lavoro coordinato di tutta la filiera. Bisogna ricominciare a interrogarsi sulla realtà, capire che i tempi cambiano e smetterla di guardarsi in cagnesco ma capire che la situazione è win-win o non è affatto, e dobbiamo capire che, forse, il futuro della letteratura sta anche in altre forme di intrattenimento. Cinema, videogames, il web, tutti mezzi con un potenziale di trasmissione ed elaborazione della cultura enormi e per molti aspetti inesplorati. A noi tutti buttarci e capire.

Rischi dell’ ebook: Il rischio legato allo sviluppo della editoria digitale che viene avvertito con maggiore frequenza (33,5% degli editori intervistati) è quello di svalutazione del ruolo d’intermediazione culturale dell’editore. Domanda 10: ma se invece l’ebook, proprio per le sue caratteristiche di versatilità e per le possibili funzionalità aggiuntive, permettesse di accrescerlo, il ruolo di intermediazione culturale dell’editore?

Temere l’ebook è semplicemente stupido. Esso permette agli editori di abbattere determinati costi critici e, nel contempo, di aprirsi nuove possibilità di promozione. Il self publishing esiste con le proprie luci e con le proprie ombre, c’è poco da fare. Ci sono self publishers impegnati più a farsi la guerra dei poveri che a migliorare come autori, e ci sono self publishers molto bravi e coraggiosi, alcuni sono finiti anche nel nostro catalogo. Il digitale, come ogni fenomeno di una certa portata, porta con sé aspetti positivi e negativi, tuttavia l’opporsi in maniera acritica e aprioristica non è mai l’approccio corretto.

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