Listener-8

Vision: Appunti dal XXXIX Salone del libro di Torino

Tema del XXIX Salone del Libro di Torino è Vision. Saper dare concreta capacità all’immaginazione tra parole e scienza ma soprattutto dare visione alle emozioni.

Questa volta è stato un viaggio attraverso un telescopio che ha permesso un passaggio anche tra le piccole realtà. L’incubatore, spazio misto tra attesa e promessa, per le realtà editoriali nate da poco. Neonate forse per età anagrafica, ma non per idee, spirito e sentimento. Perché ci vuole passione nel proprio lavoro. Passione e dedizione, queste le parole di Albero delle matite. Nascere in poco più di due anni e trovarsi sparato in orbita in un vortice di domande, offerte, espositori e programmazioni. Roberta Rindone e le sue collaboratrici ci hanno conquistato. Ci presentano i loro progetti. La loro Carta bianca, Bianco segno dove i bambini possono lasciare la loro firma, che si colora di paura, di rosso, che si ritaglia e a volte si dipinge. Dove la carezza non è il batuffolo di cotone ma una carta ruvida. Dove le promesse sono anche possibilità e la cura per mestieri e professioni sono voglia di coinvolgere non solo bambini ma anche gli adulti che per un giorno vorrebbero essere un illustratore o un giornalista. Albero delle matite è un’officina editoriale, è Gianni Rodari con la sua filastrocca. È un bambino che gioca a campana saltando da un numero e l’altro. Ed entusiasti ci giriamo trovando Bibliolibrò e Valentina Rizzo. Autrice di favole per bambini che ad ogni occasione esce con la sua ape blu a tre ruote sul litorale romano carica di libri per bambini. A dirla tutta conquista anche noi “grandi”.

– Com’è stato questo salone del Libro?

– Una gran caciara.

E ci piace questo accento romano che ci coinvolge.

– Il bello del Salone è che ci si contamina. Vedi questo l’ho preso allo stand accanto.

– Allo stand accanto?

Passaggio di testimone. Ci piace perché ci dà la misura della visione attraverso il telescopio. Eccolo il pianeta accanto. Un’altra piccola realtà nata da poco. Racconti edizioni che ci colpisce per un scarafaggio a pancia in su che ci guarda con aria simpatica. Tre titoli sul banchetto da cui ne scegliamo uno Appunti da un bordello turco di Philip O’ Ceallaigh– www.raccontiedizioni.it

Ci colpisce la veste grafica, la carta ruvida, disegni essenziali e lo spirito di due giovani imprenditori con un’idea precisa di editoria.

– Perché scegliere di pubblicare racconti?

– Il racconto appare spesso come il viatico più immediato per la sperimentazione e per l’ascolto del nuovo. Il dispositivo più adatto per il gioco della lingua e delle lingue, dei loro miscugli impensati, di quelle ibridazioni che così tanto parlano dell’oggi.

– Una sorta di palcoscenico?

– Sì. Adatto a quegli autori alla ricerca del proprio sé letterario e di un primo compimento per il loro magma creativo.

E come un magma che crea e diventa artista poliedrico ecco comparire all’orizzonte Carlo Tedeschi. Ci parla di pace. Di percorsi. Di cosa sia l’attendere e presenta il suo libro Leo. L’uomo senza tempo.

– Cos’è per lei l’attesa?

– Un tempo dilatato.

– Ci si accorge che l’attesa è finita?

– Sì, perché si cambia attesa.

E su una percezione finissima ci troviamo ad esplorare un altro mondo: la casa editrice Funambolo.

– Ci piaceva l’idea di parlare del mondo circense e della ricerca della felicità.

– Perché l’immagine di un funambolo?

– Perché l’equilibrio è fondamentale anche nello sport. A volte è più bravo chi lo sa recuperare più in fretta.

Prendiamo in mano Il manifesto del clown di P.Nalle Laanela & Stacey Sacks e andiamo verso orizzonti nuovi al limite della galassia. Las Vegas Edizioni, una piccola sosta.

– Oggi si conclude il Salone del libro, qual è il vostro pensiero?

– Speriamo che qualcosa cambi il prossimo anno, non si può proporre la stessa formula per dieci anni.

Giriamo l’angolo ed ecco una cosa curiosa a Neo edizioni.

– Ogni due libri una marmellata in omaggio.

– Quindi siete alla frutta?

-No, assolutamente. Una mamma di un collaboratore ha un’azienda agricola e quindi ci sembrava carino affiancare le parole al cibo.

– E funziona alla grande.

Raffaella Ricci, premiata sabato presso lo stand della Rai con l’esperienza Radio1plot machine.

– Come è stato questo Salone?

– Ho partecipato ad eventi ed ho avuto modo di conoscere autori e di parlare con editori. Non sapevo che in Italia ci fossero 9000 editori x 65.000 titoli pubblicati annualmente. Esco da questo salone domandandomi che tipo di scrittrice voglio essere.

Lucilla Schiaffino ci aspetta in sala Romania con il suo romanzo Trame d’infanzia, Voland. Libro che riporta una visione di un mondo con un diverso approccio alla sofferenza. Leggerezza e precisione una necessità di volgere lo sguardo dove la descrizione è pensiero. Il ricordo è prospettiva. Ma il viaggio non è ancora finito e si scopre ad ogni angolo. Tunuè.

– Questo Salone cosa ha portato?

– Il Graphic Novel è immagini e parole, difficile resistere.

Ma il futuro è sempre pieno di sorprese e di nuove realtà. Dark Zone colpisce. La zona crepuscolare. Francesca Pace e Daniel Di Benedetto ci accolgono allo stand. Piccola realtà in ascesa. 80% fantasy. L’altro venti per cento da scoprire. Rubiamo per un attimo Daniel, già al suo secondo libro, Petali di spine.

– Ti definiresti ancora uno scrittore emergente e/o esordiente?

– Esordiente, sì. Non mi definisco uno scrittore, ma uno a cui piace scrivere.

– Come nascono i tuoi scritti?

– Idea, penna e foglio di carta. Poi trasformo tutto in digitale e faccio la prima scrematura.

– Cosa ti ha regalato questo Salone del libro?

– È massacrante ma quando mancano sei ore alla fine vorresti un altro giorno per vivere questa realtà. Il Salone del libro è soprattutto rapporti umani.

– Una frase in cui condenseresti il Salone del Libro?

– L’interesse suscita altro interesse.

– Mancano poche ore Francesca, tu vuoi aggiungere qualcosa?

– Un bel salone Ha lavorato tutto lo stand, siamo piccoli m se non lavoriamo bene, non andiamo da nessuna parte. Siamo una squadra.

Tra i visitatori che si aggiravano tra gli stand ci sono anche Nativi Digitali.

– Il Salone è sempre un appuntamento irrinunciabile per chiunque si occupi di editoria, anche solo per le conferenze e per le chiacchiere con qualche addetto ai lavori, per non parlare dei libri da scoprire. Detto questo, nonostante l’area dedicata alle startup, il digitale fatica ancora a trovare un suo spazio, a parte qualche sporadica cartolina in qualche stand. Ma questo è un problema comune alle fiere del libro in generale.

Come ogni viaggio la scritta uscita campeggia in alto a destra. Non vorremmo andare via, ma i nostri pacchetti dei libri si fanno sentire. Il Salone si concluderà tra poche ore. Entra aria fresca, Torino si nasconde nel suo cielo grigio. Ma non è proprio un nascondersi è un vestito che ci piace molto. Al prossimo anno. Come sempre.

 

 

Share with:

FacebookTwitterGoogleTumblrPinterest